R. Trivelli Presidente ANDI Pisa

L’Associazione Nazionale dei Dentisti Italiani (ANDI) ha espresso nell’Assemblea Nazionale Elettiva del 22 maggio 2010, un nuovo Presidente e un nuovo Esecutivo.

L’ANDI presenta una struttura profondamente radicata su tutto il territorio italiano e, con i suoi oltre 23.000 iscritti, è la maggiore associazione del mondo odontoiatrico. Con la dirigenza Universitaria e Ordinistica è uno dei più importanti interlocutori con le istituzioni politiche a livello nazionale, regionale e provinciale. La politica programmatica del nuovo Presidente, il dottor Gianfranco Prada, e del suo Esecutivo Nazionale e le scelte dei prossimi anni  comporteranno quindi conseguenze di rilievo sull’attività lavorativa degli odontoiatri italiani. Riteniamo perciò importante riportare e cercare di chiarire su questo numero di Pisa Medica le principali linee guida di azione politica e sindacale che caratterizzeranno i quattro anni di presidenza. Non potendo essere esaustivi su tutto il programma cercheremo di affrontare quegli argomenti di interesse comune più che endoassociativo.

Inizieremo quindi con un tema molto dibattuto e di interesse: il futuro del modello di assistenza odontoiatrica

Un primo aspetto da valutare sui possibili futuri mutamenti nella struttura organizzativa dello Studio Odontoiatrico è che, secondo il Nuovo Esecutivo Nazionale e in linea col precedente, “nello stato attuale della crisi di una professione che deve confrontarsi con la realtà sociale e politica che ci circonda,  il termine convenzionamento non si può più considerare parola impronunciabile o vessillo demagogico, ma un aspetto di studio di modelli operativi non certo auspicabili, ma forse necessari per il governo dei fenomeni professionali futuri: in ogni caso l’Associazione rifiuta qualsiasi forma di convenzionamento diretto”. Il termine convenzionamento è entrato quindi nel vocabolario associativo seppure con molti paletti. In poche parole: se non possiamo evitarlo dobbiamo però riuscire a governarlo. Credo sia necessario chiarire che il convenzionamento diretto è quello per cui il pagamento al professionista viene effettuato “direttamente” dalla Assicurazione, Fondo, Banca, etc.. L’ANDI manifesta invece una apertura al convenzionamento con un rapporto col paziente (convenzionamento indiretto) con coinvolgimento del professionista nello stabilire il prezzo della prestazione. Questo è un argomento che è fonte spesso di un’aspra contrapposizione dialettica a tutti i livelli del mondo odontoiatrico ed è un dato di fatto che sempre più viene valutato da molti colleghi nell’organizzazione del proprio studio. La domanda che dobbiamo porci è: l’attuale modello di assistenza odontoiatrica, anche se in grado di dare risposte cliniche di qualità e vincente  sul sistema pubblico, rischia una crisi futura se non è in grado di adeguarsi a situazioni politiche, sociali ed economiche in fase di trasformazione? Teniamo anche conto di quei colleghi che hanno fatto le loro scelte al di fuori di ogni condizionamento associativo e che hanno già creato una perturbativa nel “vecchio” modello organizzativo. Consideriamo due dati certi: la crisi economica è una realtà e la capacità di spesa del cittadino medio, principale utente dello studio odontoiatrico, è diminuita. Illustri economisti ci affliggono quotidianamente ricordandoci che il ceto medio del nostro paese, e non solo, dovrà adattarsi per il prossimo futuro ad un tenore di vita più basso. E l’odontoiatra non vive su Marte. Diminuisce il reddito per molti professionisti, anche per l’elevata pressione fiscale e per un’odontoiatria che  per il dentista, e quindi già alla fonte, è cara, e i pazienti hanno problemi economici per affrontare le cure. E allora se tutto questo è vero e se escludiamo quella minoranza di colleghi che hanno saputo creare strutture in grado di soddisfare  un ceto a reddito alto,  non possiamo  criminalizzare quei colleghi, spesso i più giovani, ma non solo, che cercano di ampliare la clientela, nel rispetto della deontologia, ma adattandosi a forme di convenzionamento con la struttura pubblica o con il mondo del Terzo pagante o che cercano talvolta altre forme di sopravvivenza attraverso collaborazioni in strutture low-cost. Abbiamo però il dovere di metterli in guardia che, nel caso di un convenzionamento non regolamentato, molto spesso avranno un “padrone” che impone basse tariffe a discapito della qualità, che lo sottopone a verifiche e ad una burocrazia che richiederà un grosso impegno di tempo e denaro. Per accorgersi alla fine che è meglio lasciar perdere, ma intanto la clientela si è trasformata solo in una clientela convenzionata.

Ma quando si usa la parola convenzionamento ci si riferisce soprattutto ai Fondi Sanitari Integrativi, introdotti e normati nel nostro paese da un decreto ministeriale, i quali incombono e impongono ormai un confronto probabilmente non eludibile. Gli ambiti di intervento dei Fondi integrativi  includono cure aggiuntive non comprese nei livelli essenziali di assistenza (LEA), erogate da quei professionisti accreditati che aderiranno e dei fondi beneficerà anche l’assistenza odontoiatrica per le prestazioni non a carico del SSN. In teoria la loro introduzione da parte di un “sistema pubblico” che garantisce l’odontoiatria ad una minima parte della popolazione e che non soddisfatto di questo cerca di ampliare l’offerta, senza impiegare troppe risorse, può alterare il mercato. Anche se non prevedo grossi stravolgimenti prossimi sul modello di assistenza odontoiatrica italiano, occorrerà che nei Fondi la libera professione si confronti e  trovi una opportunità e non una remissione.

Un fenomeno che occorrerà monitorare è poi quello dei modelli low-cost italiani ed esteri. Personalmente ritengo che il rapporto fiduciario medico-paziente, l’attenzione per le risorse umane e strutturali, la vicinanza della struttura, e quindi l’attuale modello, siano le caratteristiche che più soddisfano le richieste del paziente. Ciascuno di noi ha poi il polso della situazione, anche economica e sociale, del proprio bacino di utenza e su quello organizzerà il suo management. Quello che sappiamo tutti è che l’odontoiatria ha dei costi al di sotto dei quali la prestazione diventa inaffidabile e che la politica dei prezzi al ribasso non è mai vincente, perché il paziente alla ricerca esasperata del risparmio troverà sempre qualcuno che fa  prezzi ancora più bassi. Ma è un dato di fatto che negli ultimi anni si sono create molte nuove situazioni professionali in contrasto col modello prevalente sul territorio nazionale di studio monoprofessionale in forma singola o associata. Non darei per scontato comunque che l’odontoiatria low-cost,  troverà davanti praterie sconfinate perché presenta limiti che alla lunga possono incrinare il rapporto di fidelizzazione del paziente, che non si accontenterà di essere attratto solo da forme di pubblicità talvolta spregiudicate e indecorose, ma vorrà fatti: e una prestazione di qualità che, anche nel tempo, soddisfa il paziente è un atto tangibile. Per proporre un accesso alle categorie sociali più deboli darei allora più impulso a quelle iniziative di odontoiatria sociale, che presuppongono la collaborazione con il Ministero della Sanità e con gli Assessorati alla Salute Regionali e che vedano centrale la figura del dentista libero professionista. Il Progetto di Prevenzione dentale in età evolutiva protocollato con la Regione Toscana, ha trovato una buona accoglienza tra i nostri colleghi. Il gruppo che compone l’Esecutivo Nazionale si sta attivando anche per la creazione di un Network ANDI a difesa dell’attuale sistema assistenziale professionale che sia un riferimento e una garanzia oltre che per gli odontoiatri anche per gli utenti.

Ma allora se il rischio che ci troviamo di fronte è che sta finendo un’epoca, anche perché alla situazione economica del nostro paese si associa il problema di una pletora odontoiatrica che riduce ulteriormente gli accessi dei pazienti, e che porta a modelli anche eticamente discutibili, occorre una politica in grado di governare la crisi senza stravolgere un modello qualitativamente alto e efficiente.

Ma traghettare la professione verso lidi sicuri vuol dire anche essere presenti e influenti nelle stanze della politica e dovunque si legifera su problematiche che ci riguardano. Negli ultimi anni l’Associazione ha ottenuto la presenza nel Consiglio Superiore di Sanità, la nomina nelle Commissioni Ministeriali, l’inserimento nella giunta di Confprofessioni, etc. ed è quindi da appoggiare l’intento del Nuovo Esecutivo Nazionale di proseguire sulla via dell’ampliamento dei rapporti, dei contatti e dei confronti con la politica e le istituzioni. Il compito che si preannuncia è arduo e delicato con interlocutori politici che, anche per disinformazione (ma talvolta anche per demagogia), continuano a considerare il mondo delle libere professioni una realtà privilegiata da penalizzare piuttosto che da ascoltare. Occorre quindi un progetto che, oltre a difendere la libera professione odontoiatrica, consenta la valorizzazione del ruolo che il lavoro autonomo svolge nel tessuto sociale ed economico del nostro paese. In questo ambito non può che far piacere la presenza di un toscano, nella persona del dottor Stefano Mirenghi di Massa Carrara, ad una carica di rilievo quale quella di Vicepresidente Nazionale eletto dal Consiglio delle Regioni e quindi deputato a coordinare e rappresentare tale organo associativo. Il dottor Mirenghi, già Presidente del Dipartimento della Regione Toscana, è stato eletto grazie al lavoro di tutti i dirigenti Toscani, oltre per le innegabili  qualità, anche come riconoscimento di un percorso intrapreso da una intera regione. Lui stesso ci conferma che attraverso la sua persona: “Da un confronto all’interno della Toscana verranno rappresentate le esigenze e linee politico-associative regionali a livello Nazionale”.

Ma nello scorrere sempre l’organigramma dei dirigenti nazionali eletti si nota anche purtroppo la totale assenza di quote rosa. La dottoressa Teresa Galoppi, che oltre a far parte del Consiglio CAO è anche Vicepresidente della sezione pisana di ANDI è decisa nell’affermare che: “La considerazione che viene spontanea è l’assenza di una rappresentanza femminile anche nel nuovo Consiglio Direttivo Andi Nazionale. Nonostante l’orientamento mostrato dai Consigli Provinciali e Regionali, dove le quote rose cominciano ad essere ben rappresentate, e Pisa ne è un esempio, non abbiamo notato alcuna volontà, da parte dei colleghi vincitori delle ultime elezioni nazionali, ad offrire nomine alle colleghe sempre più numerose che sono entrate a far parte del mondo operativo odontoiatrico. Ci auguriamo che l’orientamento cambi in maniera netta nel prossimo futuro.”