G. Saggese, A. Boni

Centro Regionale Diagnosi e Trattamento Obesità Infantile Clinica Pediatrica – AOUP

La prevalenza dell’obesità in età evolutiva negli ultimi 30 anni è pressoché triplicata in tutto il mondo, tanto che oggi si parla dell’obesità infantile come della “nuova epidemia”. Si stima che al mondo vi siano oggi circa 200 milioni di bambini e adolescenti con eccesso ponderale.

Per quanto riguarda l’Italia, gli ultimi dati del 2010, ricavati dal progetto “OKkio alla Salute” del Ministero della Salute, pongono il nostro paese in testa alla classifica europea, con una prevalenza di eccesso ponderale in età pediatrica del 34%, cioè un bambino italiano su tre ha un peso superiore alla norma. Un dato interessante è la notevole discrepanza tra regioni, con maggior prevalenza nel Sud Italia: si va dal 48% della Campania al 15% del Trentino Alto Adige.

Questo fenomeno dell’obesità è particolarmente preoccupante, sia perché un bambino obeso sarà nel 40-80% dei casi un adulto obeso, sia perché già in età pediatrica si cominciano a riscontrare quelle complicanze, come ipertensione arteriosa, dislipidemie, diabete mellito e sindrome metabolica, che fino a poco fa venivano ritenute prerogativa esclusiva dell’obeso adulto.

Le cause dell’obesità infantile vanno ricercate, sulla base di una predisposizione genetica, in specifici fattori ambientali, come l’alimentazione scorretta, con un aumentato introito calorico e la sedentarietà, cui consegue un ridotto dispendio energetico. Al giorno d’oggi bambini e adolescenti sono circondati da un ambiente cosiddetto “obesogenico”, che induce uno stile di vita scorretto, predisponente all’aumento di peso.

Giocano un ruolo importante il consumo di alimenti ricchi di grassi, proteine animali, zuccheri semplici e bibite gassate, l’inadeguata assunzione di frutta e verdura (solo il 37% dei bambini italiani ne consuma quotidianamente), la scarsa attività fisica, l’uso di computer, televisione e videogames come passatempo principale, le abitudini scorrette come saltare la colazione (“breakfast skipping”) e frequentare fast food. La famiglia, da parte sua, svolge spesso un ruolo non positivo: a volte sono i genitori per primi a trasmettere ai figli abitudini sbagliate e diversi studi hanno dimostrato come risulti difficile per i genitori riconoscere un eccesso di peso nel proprio figlio: in Italia risulta che il 60% delle madri di bambini in sovrappeso o obesi considerano il proprio figlio normopeso o addirittura sottopeso.

La notevole diffusione dell’obesità infantile ha dato il via a campagne per la sensibilizzazione della popolazione e all’impiego delle risorse sanitarie per il trattamento di quella che sembra destinata a diventare un importante causa di morbilità anche in età pediatrica.

Ecco che sono nati i primi centri dedicati alla gestione dell’obesità in età evolutiva, come l’Ambulatorio specialistico dell’obesità infantile della Clinica Pediatrica di Pisa diretta dal Prof. Giuseppe Saggese, sede del Centro Regionale di Riferimento di Endocrinologia Pediatrica. Fondato nel 2005, vi afferiscono ad oggi diverse centinaia di bambini e adolescenti in sovrappeso e obesi tra i 2 e i 18 anni. L’attività del centro consiste in una visita endocrinologica pediatrica con compilazione del diario alimentare, misurazione dei parametri auxologici, delle circonferenze di vita e fianchi e della pressione arteriosa e pesata impedenziometrica con valutazione delle percentuali di massa grassa e magra e del metabolismo basale. Inoltre i pazienti vengono sottoposti ad esami di laboratorio e strumentali per ricercare la presenza di eventuali alterazioni metaboliche e complicanze. Una buona percentuale di soggetti presenta già dislipidemia, ipertensione arteriosa e iperinsulinismo, fino ad una sindrome metabolica in piena regola, presente nel 20% circa dei pazienti; anche il riscontro di steatosi epatica all’ecografia addome è comune; frequenti sono inoltre le complicanze ortopediche, in particolare il valgismo delle ginocchia e il piattismo dei piedi.

Lo strumento più importante utilizzato in ambulatorio per il trattamento dell’obesità è la “terapia comportamentale”, che non si limita alla prescrizione di una dieta, ma è finalizzata a modificare radicalmente l’approccio del bambino nei confronti del cibo, e il suo stile di vita, utilizzando tecniche di automonitoraggio e stimolando lo svolgimento di determinate attività per distogliere l’attenzione dal cibo, con il supporto, ove necessario, di uno psicologo.

Purtroppo dobbiamo osservare che spesso, una volta che la condizione di obesità si è instaurata, non è facile ottenere risultati duraturi, soprattutto perché può essere effettivamente difficile modificare abitudini di vita già radicate nel bambino e nella sua famiglia. I migliori risultati si vedono nei gradi più lievi di eccesso ponderale (sovrappeso) e per questo è importante una presa in carico precoce del bambino in eccesso di peso.

La non trascurabile percentuale di insuccessi a lungo termine del trattamento, in associazione ai dati epidemiologici allarmanti, indicano che la prevenzione rimane ad oggi l’unica arma veramente efficace per combattere questa epidemia. Questa deve essere portata avanti durante tutta la vita del bambino, iniziando addirittura in gravidanza, e proseguendo nell’allattamento, nel divezzamento, nell’infanzia e nell’adolescenza. È stato infatti ampiamente dimostrato come il tipo di allattamento e l’alimentazione nei primi anni di vita influenzino il rischio di sviluppare obesità negli anni successivi.  Da qui l’importanza del pediatra di famiglia che deve, oltre a dare indicazioni su uno stile di vita corretto, riconoscere i casi a rischio e inviarli allo specialista, prima che si instauri una condizione di obesità conclamata, con tutte le complicanze che ne derivano.