G. Rossi

Presidente SMOLT

Negli ultimi tempi, sia attraverso i media che nelle riviste del settore, si assiste ad una enfatizzazione dei contenuti e delle finalità estetiche in odontoiatria nonché all’introduzione di nuove tecniche e nuovi strumenti atti ad implementare le possibilità terapeutiche dell’odontoiatra.

Tale enfatizzazione non ha riguardato solo le consuete tecniche restaurative, in ordine alle quali l’attenzione degli operatori è tradizionalmente attenta nella realizzazione di ripristini che siano contestualmente  idonei  per la restituzione della funzione e del ripristino di una estetica  gradevole ma ha proposto nuove prestazione di natura estetica non tradizionalmente correlate all’attività dell’odontoiatra.

Queste tecniche includono sia le tecniche dei fillers che altre tecniche in seguito meglio indicate; per comodità di esposizione  tratteremo unicamente le questioni aperte sull’utilizzo dei fillers da parte degli odontoiatri.

Queste procedure sono apparse ad una prima lettura non esattamente compatibili né sovrapponibili con quanto espresso dall’art 2 della legge istitutiva della professione di odontoiatra in ordine a alle competenze ivi indicate.

A tali spontanee osservazioni è stato replicato incentrando la questione sui confini territoriali da una parte asserendo che  trattamenti  localizzati alle labbra costituivano il naturale completamento dell’opera dell’odontoiatra. Dall’altra attraverso una revisione/interpretazione dell’anatomia topografica  quale essa si deduce dalla citata legge 409/85 e pertanto includendo labbra e circostanti tessuti nei territori di competenza professionali indicati dalla citata norma di legge.

La questione della leicità  dei trattamenti estetici appare assolutamente complessa e fonte di numerosi pronunciamenti perlopiù espressi come opinioni.

Il trattamento estetico mediante fillers viene affermato come lecito sulla base di concetti di territorialità consentita ancorché  subordinata alla piena acquisizione delle procedure attraverso una  formazione specifica.

In ordine alle questioni di legittimità e leicità sollevate, nonchè alle risposte che a dette questioni sono state proposte appare assolutamente opportuna una ponderata riflessione su tutti gli aspetti che  la procedure implicano in ordine non solo a legittimità e quindi apparato normativo di copertura ma anche di tutela assicurativa.

Esaminiamo la questione dal punto di vista normativo posto che la norma di legge di riferimento è la 409/85 in cui all’art 2 si indicano e delineano le competenze della figura professionale dell’odontoiatra.

Art. 2 della legge 409/85

Formano oggetto della professione di odontoiatria le attività inerenti alla diagnosi ed alla terapia delle malattie ed anomalie congenite ed acquisite dei denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti, nonché alla prevenzione ed alla riabilitazione odontoiatriche.

Gli odontoiatri possono prescrivere tutti i medicamenti necessari all’esercizio della loro professione.

La leicità delle procedure, non solo dei fillers, ma di quelle indicate come percorribili  ed indicate nell’elenco di sotto rappresentato, sono desunte da interpretazioni dell’art 2 della legge istitutiva della professione dell’odontoiatra.

• rivitalizzazione e mesoterapia

• peeling

• filler

• tecniche di bioristrutturazione

• tossina botulinica

• tecniche di ringiovanimento facciale

• tecniche fisiche per epilazione, trattamento delle iperpigmentazioni, rimozione di cicatrici (acne)

• radiofrequenza bipolare

• rinoplastica medica

Premessa dell’esposizione di questo elenco è l’affermazione che i trattamenti di medicina estetica applicata al viso, ove non prevedano manovre di chirurgia “aperta” di competenza specialistica costituiscono il necessario  completamento alla riabilitazione estetica del sorriso, che non può essere avulso dal suo naturale contesto che è l’intero viso.

Prescindendo dall’ovvia considerazione che una riabilitazione è procedura terapeutica di una funzione compromessa e che l’inserimento prioritario se non esclusivo di obiettivi estetici pone degli obblighi comportamentali rispetto il risultato atteso oggetto del contratto, appare di non palmare evidenza che laddove si suggerisca, o meglio si dia per pacifica una competenza non solo “territoriale” ma anche terapeutica  per l’odontoiatra, essa venga limitata a procedure di minor impegno chirurgico.

In altri termini se la competenza è di natura territoriale “allargata” mal si comprende quale sia il limite posto e che natura abbia il divieto di eseguire trattamenti terapeutici di chirurgia “aperta” limitando i trattamenti estetici a quelli a minore invasività. 

La questione fondamentale è che l’affermazione di legittimità di dette procedure non trova esplicito e diretto  riconoscimento nella norma di legge di riferimento ma piuttosto viene sostenuta da interpretazioni, anche autorevoli, della norma di legge stessa.

Quindi la questione si pone sulla lettura o meglio sull’interpretazione della norma di legge  volendo identificare chi abbia l’autorità definita a sua volta da norma di produrre la decifrazione autentica di una norma di legge.

In termini estremi la questione è chi è legittimato a dire cosa  in ordine alla letture ed interpretazione autentica di una norma di legge.

La lettura o meglio l’interpretazione  della legge  non è lasciata al personale arbitro ma è codificata nel codice civile (libro IV dei procedimenti speciali titolo ottavo capo II).

La questione è giuridica e legata  all’adozione di strumenti interpretativi delle leggi stesse.

Nell’applicare la legge non si può attribuire ad essa altro significato che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse e la volontà del legislatore.

Pertanto nell’interpretazione della legge si passa da un’interpretazione letterale (i relativi tessuti sono da porre in correlazione ai sostantivi che precedono denti, bocca, mascelle) ad una interpretazione logica per mezzo della quale bisogna riconoscere l’intenzione del legislatore (voluntas legis).

i criteri per tale ricerca sono essenzialmente due:

• interpretazione storica che ricerca l’intenzione del legislatore  nel contesto storico in cui la norma è stata pensata ed emanata (a tal riguardo appare difficile immagine che il legislatore nell’ambito della descrizione delle competenze di cui all’art 2 pensasse ad altro che ai tessuti ossei costituenti delle ossa mascellari)

• interpretazione sistematica che interpreta il dettato di legge in connessione e riferimento con  la sua collocazione all’interno del sistema di leggi.

Esperiti questi passaggi ci si potrà trovare di fronte a significati non esattamente coincidenti con le parole espresse dalla legge; pertanto potremo avere:

• una interpretazione restrittiva limitando il significato delle parole utilizzate dal legislatore, cioè si limita l’uso normale di quel termine (per fare un esempio la bocca è certamente la cavità orale ma nell’uso comune si usa come sinonimo di labbra) nel caso di specie il termine mascellare, in ipotesi restrittiva si limita al tessuto osseo)

• una interpretazione estensiva, quando all’opposto si amplifica il significato originale del termine.

Pertanto la questione si sposta su chi è legittimato all’interpretazione della norma di legge.

Distinguiamo:

• una interpretazione giudiziale propria del giudice di merito e valida secondo il nostro orientamento solo per le parti in causa (esempio il primo odontoiatra che verrà citato in giudizio per danni da procedure estetiche)

• una interpretazione dottrinale effettuata dagli studiosi di diritto non vincolante ma orientativa

• una interpretazione autentica da parte dello stesso legislatore per chiarire, attraverso apposite norme da lui emanate, il senso compiuto ed autentico della legga (norma interpretativa)

• una interpretazione comune quella resa da chiunque non compreso nelle precedenti voci e non inserito in una gerachia delle fonti del diritto (per esempio anche la presente interpretazione) con il valore che qualsiasi opinione, comunque strutturata ha.

Altro aspetto da indagare criticamente è l’ambito in cui l’art 2 pone l’operato dell’odontoiatra.

Certamente è quello della diagnosi e cura di quadri patologici, certamente in modo esplicito laddove cita il termine “malattie” in modo più estensivo laddove cita il termine anomalie.

Con detto termine si identifica una deviazione anatomica o funzionale da un quadro di normalità.

Difficilmente l’invecchiamento con i quadri clinici correlati può definirsi un evento o progressione di eventi anomali.

Meno che mai laddove la presenza di alterazioni cutanee sostengono quadri psicologici-psichiatrici di sensazione di inadeguatezza soggettiva.

Il terreno di competenza è certamente medico e di ambito specialistico.

La norma di legge pare definire in modo esplicito le competenze dell’odontoiatra sia secondo un criterio di territorialità sia sulla base di finalità terapeutiche rispetto la presenza di quadri patologici (malattie ed anomalie congenite ed acquisite); in questa prospettiva interpretativa non trova posto la possibilità per l’odontoiatra di eseguire trattamenti estetici con i fillers sulla base di assenza dei presupposti terapeutici  indicati nella legge istitutiva.

In altri temini ciò che si va a trattare sono gli esiti di fisiologici processi di invecchiamento della cute le cui caratteristiche non possono in alcun modo essere comprese nel ternine “malattia” ovvero “anomalie”.

Altro aspetto di caratura  comportamentale è che abitualmente la richiesta di intervento da parte del professionista sanitario è subordinata alla presenza di malattie e/o anomalie;

l’intervento richiesto è di natura diagnostica e successivamente terapeutica.

Appaiono in questa prospettiva di difficile comprensione gli aspetti comunicativi e commerciali correlati alle pratiche di odontoiatria estetica del volto che attraverso  un lavoro persuasivo del team odontoiatrico (segreteria assistente igienista odontoiatra) inducono la formazione di nuovi bisogni da parte dei pazienti.

Altro aspetto è la copertura assicurativa.

Abitualmente i contratti assicurativi coprono il danno estetico quale componente del danno biologico  esitato al trattamento  professionabile colposamente connotato.

Può servire da esempio esplicativo la presenza di una fistola cutanea quale esito di un trattamento endodontico ascessualizzato, la lacerazione dei tessuti da parte di strumenti rotanti etc.

Dette fattispecie di danno sono strettamente correlate a procedure odontoiatriche inseribili in un più ampio contesto terapeutico pacificamente attribuito all’odontoiatra.

Altra cosa è un trattamento di odontoiatria estetica pura.

Un esito non felice ovvero non corrispondente ai desideri/aspettative del paziente in caso di applicazione di fillers nella regione peri-orale necessiterebbe di esplicita menzione in ordine alla copertura assicurativa nell’oggetto del contratto assicurativo.

Alcune compagnie assicurative escludono dalla copertura i danni derivanti dall’utilizzo per scopi non terapeutici di farmaci somministrati o prescritti dall’assicurato.

In sintesi la questione “fillers” non appare sufficientemente analizzata in tutte le sue componenti; la qustione leicità appare trattata attraverso opinioni (ribadiamo ancorchè autorevoli) ma che hanno un limitato peso giuridico in caso di contenzioso.