F. Bondi, L. Tollapi, G. De Carolis, M. Paroli, P. Poli

U.O. Terapia del Dolore AOUP

Da maggio 2013 ai numerosi trattamenti a disposizione degli specialisti per il controllo del dolore cronico oncologico e non, si è aggiunta la cannabis. Regolarmente usata e studiata, per scopi medici, in molti paesi del mondo fin dagli anni ‘90, la letteratura sulle sue proprietà terapeutiche è ampia ma, con risultati spesso contraddittori.

Quali vantaggi avrebbe quindi potuto avere rispetto alle terapie “convenzionali” di provata efficacia?

Dopo una attenta revisione delle pubblicazioni in merito all’uso terapeutico della cannabis, emerge che la  maggior parte degli studi ha utilizzato derivati sintetici del THC, a dosaggi variabili a seconda delle patologie prese in considerazione e con diverse modalità di somministrazione. Inoltre l’ampia variabilità individuale nella risposta e nell’insorgenza degli effetti collaterali ha reso ancora più difficile giungere a risultati univoci sull’efficacia della terapia a base di cannabinoidi. 

Nonostante ciò, i quattro principali campi di utilizzo riportati sono: dolore, spasticità muscolare, nausea e vomito nei pazienti sottoposti a chemioterapia, anoressia e cachessia in pazienti affetti da cancro o AIDS. I sintomi collaterali più frequenti sono tachicardia, secchezza delle fauci, euforia che spariscono abbassando la dose o interrompendo la terapia.

La Regione Toscana è stata tra le prime in Italia a approvare un decreto legge che facilita l’accesso e la prescrizione dei farmaci cannabinoidi da parte dello specialista.

Attualmente presso la UO di Terapia del Dolore dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana diretta dal Dott. Poli i pazienti trattati con cannabis sono circa 20, con diverse diagnosi di dolore e tutti precedentemente trattati con altri farmaci, ma con scarsi risultati (dolore oncologico, cefalea tensiva, fibromialgia, lombosciatalgia, patologie neurologiche, dolore da endometriosi). La somministrazione avviene utilizzando l’estratto vegetale secco preparato come tisana. Per valutare l’efficacia della terapia i pazienti riempiono un questionario in autovalutazione sulla qualità di vita e sul dolore che ripetono ad ogni visita di controllo. I primi follow-up sono decisamente incoraggianti. I pazienti riferiscono oltre che a una minore intensità del dolore, miglioramento della qualità del sonno, un senso di rilassatezza generale e miglioramento dell’attività grazie alle proprietà miorilassanti della cannabis. Anche il tono dell’umore e l’ansia sembrano migliorare. L’impressione generale sulla terapia è buona e per il momento non vengono riportati effetti collaterali. I risultati sono migliori delle aspettative.

Spiega Giovanni Braccioli Responsabile divisioni farmaceutico/integratori dell’A.C.E.F.: “L’utilizzo del materiale vegetale secco (Cannabis Flos) somministrato per via orale come tisana presenta notevoli vantaggi rispetto alla molecola sintetica. Le infiorescenze, prodotte in Olanda derivano da piante con profilo genetico stabile per cui forniscono un prodotto con un contenuto di principio attivo costante. La preparazione è molto semplice, non necessita di apparecchiature costose e il rischio di overdose è molto basso. Inoltre, rispetto ai farmaci a base di THC sintetico, l’uso dell’infiorescenza secca permette di sfruttare le proprietà terapeutiche di un intero fitocomplesso di cui il THC è solo uno dei costituenti”.

Per il momento l’unico aspetto negativo è il costo della terapia che sfortunatamente è tutta a carico del paziente, anche se esente. Alcuni centri ospedalieri hanno deciso di dispensare la cannabis attraverso la farmacia interna per ridurre il costo ma, in questo caso, il quantitativo mensile totale di infiorescenza secca prescritto dal medico è fornito in un’unica soluzione. Successivamente il paziente, da solo, ha il compito di dividere il quantitativo in singole somministrazioni giornaliere. Se da una parte questo permette di risparmiare, dall’altra è impossibile controllare la quantità esatta di principio attivo assunta.

In merito alla preparazione prosegue Giovanni Braccioli: “Si tratta di preparazioni Galeniche da preparare a seguito di prescrizione medica. La cannabis è una sostanza resinosa che necessita di molta accortezza nella sua manipolazione e la professionalità del farmacista è fondamentale per garantire la corretta gestione del dosaggio, che deve essere costante e controllato come per qualsiasi altro farmaco”

Una terapia del dolore è cronica e spesso può necessitare di aumenti. Questo rende il problema del costo non sottovalutabile, ma la soluzione non può essere escludere la figura del farmacista la cui professionalità risulta a nostro avviso insostituibile. Di certo la cannabis è un nuovo strumento terapeutico per i terapisti del dolore e una nuova possibilità di cura per numerose patologie, per cui sarebbe auspicabile che la Regione predisponesse sovvenzioni per rimborsare parzialmente il costo della terapia e renderla accessibile a tutti i pazienti.