Franco Pancani

Presidente CAO Pisa

L’ultimo numero di Pisa Medica è stato in gran parte dedicato alla Giornata del Medico e dell’Odontoiatra ed in particolare ai giovani neoiscritti. Durante le riunioni del nostro Consiglio dell’Ordine, capita di udire battute infelici a proposito delle mitiche capacità economiche dei dentisti dette da parte di Colleghi molto anziani. A questo proposito mi è stata di estrema utilità la lettura in questi giorni della ricerca eseguita da EURES – Centro di Ricerche Economiche e Sociali -, commissionata dalla CAO Nazionale e da FNOMCeO, a proposito di “Adeguatezza della Formazione Odontoiatrica e Tutela della Salute”. La ricerca è molto complessa ed approfondita e tratta aspetti della vita dei giovani odontoiatri, partendo dalla loro formazione universitaria fino al loro completo inserimento nella vita professionale. La ricerca è stata condotta in collaborazione con Università (hanno aderito ben 38 presidi e 34 corsi), Istituzioni, studenti e neolaureati. I punti focali dell’indagine sono stati quattro: la formazione e l’accesso alla formazione, l’università e l’offerta dei corsi, la qualità della formazione, cosa accade dopo la laurea. Ecco in breve alcuni dati significativi. C’è un grande calo dell’occupazione, che è assicurata solo per il 63% dei nuovi odontoiatri ad un anno dalla laurea; il 26% ha un’occupazione instabile, precaria o addirittura in nero. Quindi ad un anno dalla laurea molti dentisti sono disoccupati o quasi e per di più sono anche mal pagati. Fra il 2012 ed il 2013 il tasso di occupazione dei dentisti italiani ad un anno dal conseguimento della laurea è passata dal 70% al 63%. Un trend di riduzione confermato anche dai dati degli ultimi 5 anni. Gran parte dei neo laureati, secondo il rapporto passa attraverso una fase di precarietà o di lavoro nero. Per i giovani dentisti le cose migliorano dopo i tre anni successivi alla laurea, quando la maggioranza di loro lavora. Ma resta il problema di un ampio numero di professionisti male occupati ad inizio carriera. Fra chi non trova lavoro dopo la laurea,  nei tre anni successivi un buon 15% trova lavoro ma in strutture fatiscenti o in mega centri dove vengono pagati 600/800 € al mese o sono addirittura pagati in nero. Nel complesso comunque le retribuzioni tendono a scendere. La paga base dei giovani o dentisti ad un anno dalla laurea è di circa 1000 € con una maggiore penalizzazione per le donne: in media  1176 € per i maschi ed 867 € per le donne. Dopo tre anni la media sale a 1568 €, mantenendo però lo svantaggio a favore delle donne. Queste cifre e questi livelli occupazionali come è facile immaginarsi non corrispondo certamente né alla aspettative degli studenti al momento della loro iscrizione all’università né dei neolaureati  al momento dell’inserimento nel mondo del lavoro. Detti laureati in base ai dati raccolti sono preparati in maniera del tutto inadeguata, al punto che dei ben 34 corsi di laurea in Odontoiatria attivi in Italia il 30% dovrebbe essere chiuso. Dovrebbe essere anche eliminato, sempre secondo i dati raccolti, l’esame  di abilitazione così come è congegnato, in quanto oltre i 2/3 dei docenti (67,5%) lo ritiene poco selettivo. Come si è visto fra i dati significativi c’è la presenza di moltissimi corsi di laurea, un numero praticamente doppio rispetto a Francia, Regno Unito e Spagna. Contrariamente ogni corso di laurea prepara un numero irrisorio di neo laureati. Fra coloro che riescono ad occuparsi il reddito si assesta sui 1000 € mensili nel primo anno per poi raggiungere circa i 1500 € a tre anni. Questa fotografia con una Italia con troppi corsi di laurea e pochi laureati per ogni corso, laureati che sono scarsamente preparati per entrare nel mondo della professione. Tale situazione come è ovvio si ripercuote anche sulle loro retribuzioni. A questo punto non resta che fare nostre le parole del Dr. Giuseppe Renzo “non abbiamo ricette nei confronti dei dati critici presentati da EURES. Possiamo dire che alcuni corsi dovrebbero chiuder ma che ci si dovrebbe indirizzare solo su scuole d’eccellenza, in grado di competere sempre più a livello internazionale. Ma sappiamo anche che il 25/30% delle prestazioni odontoiatriche sono svolte da abusivi! Una situazione abnorme che si registra quasi esclusivamente nel nostro paese. …La generazione 1000 € ormai è registrata anche fra gli odontoiatri e questo dato ci preoccupa e ci spaventa, perché configura una professione che, pur essendo basilare per la salute del paese, si ritrova a vivere nelle zone d’ombra del mercato del lavoro.

Lette le 232 pagine del rapporto EURES viene voglia di regalarlo anche ad alcuni amici consiglieri. Ma forse sarebbe meglio da parte loro commissionarne uno analogo per i medici, se non hanno ancora compreso come siamo tutti quanti sulla stessa barca di papiro e stiamo remando verso cascate travolgenti.