Franco Pancani

Presidente CAO Pisa

Ricordiamoci prima di tutto che l’istituzione ordinistica è chiamata a garantire al cittadino la corretta tutela della salute e quindi è obbligata a  controllare i delicati aspetti della pubblicità dell’informazione sanitaria che, senza alcuna verifica, rischia di diventare un pericolosissimo boomerang, per i cittadini, che non sono in grado di valutare proprio in campo sanitario le ricadute e le conseguenze sulla loro pelle di scelte inappropriate.

Recentemente abbiamo avuto l’apertura di un nuovo Centro Odontoiatrico low-cost (o low quality?), iper-pubblicizzato in maniera scorretta al cui interno collaborano sicuramente anche Colleghi iscritti al nostro Ordine. Le armi contro tutto ciò sono spuntate. Un nostro stimato Collega A. B. scrive “…Io trovo questi questi depliant e cartelloni stradali profondamente lesivi della dignità di tutta la categoria. Stiamo distruggendo l’immagine professionale dell’Odontoiatra assimilando lo Studio Dentistico ad un supermercato…”. Il Dott. Alberto Calderani membro della nostra CAO, ha risposto “…La Legge Bersani e l’azione dell’Antitrust ci stanno portando a questa situazione solo pochi anni or sono inimmaginabile. Noi sappiamo quelli che sono i costi di gestione dei nostri studi, i vincoli etici e morali con i nostri pazienti, e le non facili scelte terapeutiche che la nostra professionalità ci impone. Le nostre tariffe ed il nostro agire secondo scienza e coscienza vengono a confronto con tariffe e proposte allettanti; e forse qualcuno ci darà anche del “ladro”! Vi prego di inviarmi all’Ordine, proposte, osservazioni o informazioni degne di essere esaminate dalla Commissione CAO di Disciplina…”.

Pur entrando in considerazioni di carattere sindacale, ritengo opportuno inserire la risposta finale inviata ad Alberto dal nostro stimato collega A. B. sopra menzionato, affinché ne scaturisca un dibattito a distanza od in una riunione serale per non sentirci troppo… eravamo quattro amici al bar….

“…La questione è che siamo già una categoria che non gode di buona reputazione e tutto questo consolida e peggiora ulteriormente lo stato di fatto.

Chi dovrebbe promuovere e tutelare la nostra immagine professionale?

Sono consapevole che in ambiti Ordinistici e di Federazione ci sono dei vincoli legislativi deleteri, ma in ambito sindacale, a mio avviso, no. Tra le tante campagne promosse dall’ANDI non sarebbe opportuno che quest’ultima proponesse ai propri iscritti una campagna di valorizzazione dei contenuti etici, deontologici e di decoro professionale?…”.