Marcello Fontana

Ufficio Legislativo FNOMCeO

L’inasprimento delle sanzioni per l’abusivismo, la riforma degli Ordini delle Professioni Sanitarie, il DDL Concorrenza, il DDL lavoro autonomo: molti sono i temi “caldi” per la Professione Odontoiatrica al centro dei lavori parlamentari di questa Legislatura.

La Cao nazionale, quale organo ausiliario dello Stato, segue da vicino tutti questi versanti. Ma qual è il suo parere, nel dettaglio, sui singoli provvedimenti e norme? Marcello Fontana, responsabile dell’Ufficio Legislativo FNOMCeO, ha posto al presidente Cao Giuseppe Renzo alcune domande da “addetti ai lavori”.

Presidente Renzo, molti sono i provvedimenti legislativi all’esame del Parlamento. Su quali, in particolare, la CAO sta concentrando la sua attenzione?

In questi ultimi mesi la CAO nazionale ha svolto una attività molto intensa, penso su tutto alla battaglia per una veloce approvazione della proposta legge n. 2281 in materia di esercizio abusivo della professione – che vede come primo firmatario l’On. Marinello – sul ddl concorrenza, sul ddl lavoro autonomo e infine sul ddl in materia di riordino delle professioni sanitarie.

Cosa pensa del testo in materia di esercizio abusivo della professione approvato in sede referente dalla Commissione Giustizia della Camera dei deputati?

La CAO si batte da anni per una riforma dell’attuale disciplina di cui all’art. 348 c.p. e spero che il Parlamento licenzi velocemente il pdl n. 2281. Non posso non esprimere tutta la mia preoccupazione in ordine al fenomeno dell’esercizio abusivo della professione di odontoiatra, troppo spesso favorito dalla presenza di professionisti prestanome, in considerazione dei gravi danni che ne derivano per salute dei cittadini. Oggi l’esercizio abusivo della professione è punito dall’art. 348 c.p. con la pena detentiva della reclusione fino a 6 mesi (forse, mai applicata) o della multa da 103 a 516 euro.

Per dare il senso dell’inutilità deterrente di tale sanzione, basta paragonarla a quella di 5.000 euro comminata ad un eventuale venditore di palloncini non autorizzato: purtroppo è evidente che la salute è meno tutelata!

L’attuale pdl n. 2281 approvato in sede referente dalla Commissione Giustizia prevede che la multa massima passi a 50.000 euro. Mi sembra che l’inasprimento sanzionatorio possa essere considerato un primo segnale importante.

Avete in programma altri interventi?

Certamente. Obiettivo primario della CAO Nazionale nei prossimi mesi sarà la diffusione di campagne informative rivolte a tutti i cittadini e ai professionisti in modo da garantire, anche attraverso segnalazioni e controlli, il rispetto della legge e il contrasto dell’illegalità e dell’evasione fiscale. L’opinione pubblica deve essere sensibilizzata circa i rischi derivanti dal ricorso a figure sprovviste del necessario titolo abilitante.

Auspico un intervento del Ministero della Salute, ad oggi assente.

La proposta di legge interviene sul prestanomismo?

Alla Camera è stato approvato un emendamento che prevede l’applicazione della  pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da 15.000 a 75.000 euro nei confronti del professionista che ha determinato altri a commettere il reato di omicidio colposo ovvero ha diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo.

Ma potrebbe non essere sufficiente…

A nostro giudizio, bisognerebbe aprire una riflessione in merito all’introduzione di una sanzione accessoria da comminarsi al professionista che collabora con l’esercente abusivo, che includa la confisca dei materiali e strumenti utilizzati ed eventuale interdizione temporanea.

Fornire strumenti chiari ed incisivi agli Ordini e prevedere l’obbligo di informarli, anche per le fasi preliminari, di apertura di procedure giudiziarie, per mettere nelle condizioni l’Ordine di intervenire tempestivamente: l’opinione pubblica deve sapere che ciò in atto non è possibile per carenza di norme precise.

Di recente con una lettera a doppia firma con la Presidente Chersevani, il tema è stato posto all’attenzione del Ministero della Giustizia.

Cosa pensa della norma sul direttore sanitario?

Il nuovo articolo 4-bis del testo in materia di esercizio abusivo della professione prevede il requisito dell’iscrizione all’albo degli odontoiatri da almeno 7 anni per il direttore sanitario che ogni società operante nel settore odontoiatrico deve nominare. Il direttore sanitario avrà la responsabilità del centro operativo a lui assegnato e opererà in via esclusiva non potendo cumulare medesimi incarichi. Auspico peraltro che tale articolo sia coordinato con l’articolo aggiuntivo concernente la stessa materia approvato presso la Commissione Industria del Senato. Tali emendamenti comportano una stretta sul direttore sanitario, ma sono senz’altro di portata minore rispetto agli emendamenti che avevamo proposto alla classe politica sul problema delle catene e che avrebbero posto al centro anche delle società di capitale l’iscritto all’Albo.

Nel rispetto delle normative vigenti, anche in riferimento all’acquisto e possesso di presidi ed attrezzature mediche (legge 175), ma purtroppo la Commissione Industria del Senato non ha colto l’importanza del messaggio che abbiamo tentato in questi mesi di far passare. L’emendamento proposto avrebbe imposto alle Catene che i 2/3 del capitale sociale dovesse essere in mano ad iscritti all’Albo. Una volta che questo emendamento non è passato in Commissione si sono subito registrate aperture di nuovi centri. Riproporremo dunque con forza  le nostre istanze alla riapertura dei lavori parlamentari, quando l’esame del ddl concorrenza riprenderà, sperando di sensibilizzare la classe politica.

Crediamo, quali organi ausiliari posti a tutela della salute, di dover reiterare le nostre richieste, che ben lungi dal rappresentare interessi corporativi ( come chi ha interesse di guadagno a fronte di investimenti ha interesse a cucirci addosso) perché la salute non può essere trattata come vendita di prodotti – scatolette – servizi telefonici, usando  schemi di natura commerciale .

In sanità viene prima la Persona ed il suo diritto a sentirsi curato dal medico scelto e non un soggetto a cui vendere un prodotto!

Un suo parere sul  tariffario indicativo? E sulla norma sulla deducibilità delle spese di formazione e accesso alla formazione permanente?

Abbiamo cercato, supportando il lavoro di ANDI,  di far passare, durante l’esame del ddl lavoro autonomo presso la Commissione Lavoro del Senato, una norma inerente alle tariffe di riferimento dei liberi professionisti. Il relatore e presidente della Commissione Sacconi sembrava condividere la proposta di emendamento, ma alla fine l’emendamento è stato ritirato. Continueremo a batterci affinché in Aula il Senato possa introdurre questa norma che ha l’obiettivo di tutelare il cittadino.

È invece significativa la norma che prevede la deducibilità entro il limite di 10.000 euro delle spese per l’iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale, nonché le spese di iscrizione a convegno o congressi.

Pare che, finalmente, in questa Legislatura il ddl in materia di riordino delle professioni sanitarie vedrà la luce. Cosa pensa dell’attuale formulazione?

Con il testo approvato dal Senato il 24 maggio 2016 sono passate una serie di norme di grande rilievo per tutte le professioni sanitarie e sono numerosi i cambiamenti inerenti il mondo ordinistico. Di particolare importanza la sempre maggiore autonomia dell’Albo degli odontoiatri all’interno della Federazione e la riforma dei procedimenti disciplinari, alla quale dedicheremo il seminario di Verona. Mi auguro che alla ripresa dei lavori parlamentari la Commissione Affari Sociali possa esaminare e licenziare il provvedimento.

Alcuni, ancora una volta, hanno provato a utilizzare il ddl come grimaldello per far entrare la figura dell’odontotecnico tra le professioni sanitarie. Perché la Cao è tanto contraria?

Non ci stancheremo mai di ripeterlo. L’ingresso degli Odontotecnici nell’ambito delle professioni sanitarie aumenterebbe, a nostro avviso, il rischio di sovrapposizioni di ruoli e competenze, ingenerando un contesto di confusione che avrebbe una sola conseguenza: quella di costituire un terreno fertile per prestanomismo e abusivismo.

Abbiamo l’impressione che non si possa più nascondere quanto ci appare ormai chiaro: che interessi convergenti portano a prevedere l’istituzione di una nuova figura, “l’odontoprotesista”, a cui delegare parte delle prestazioni medico odontoiatriche.

Per ultimo, un argomento di estrema attualità: la richiesta avanzata da diversi ordini di commissariamento dell’ENPAM dovuta a questioni diverse e, tra le altre, alla questione che riguarda anche la rappresentanza Odontoiatrica. Che cosa ne pensa?

Mi permetta una puntualizzazione: non diversi Ordini. La richiesta è stata avanzata da un Ordine (Milano) e sostenuta, almeno leggendo i comunicati stampa, da un altro Ordine (Bologna). Non mi è dato sapere di altri.

Non voglio commentare le argomentazioni addotte, e che sono di pertinenza della Fondazione (già, tra l’altro, ampiamente confutate dalla Presidenza Enpam).

Vorrei, invece, ricordare a tutti che uno dei motivi utilizzati per contestare e richiedere il commissariamento della Fondazione fa leva sulla presunta illegittimità dello Statuto e dei Regolamenti dell’Ente, che per altro sono già stati oggetto di un ricorso al TAR Lazio che con specifica sentenza ha invece stabilito legittimità anche per quanto riguarda le modalità elettorali.

Gli Odontoiatri, per quota parte e rispettosa del peso elettorale, sono inseriti, grazie alle nostre battaglie e alla lungimiranza della maggioranza dei Presidenti degli Ordini che hanno votato il cambiamento, legittimamente negli organismi di rappresentanza.

C’è chi ci vuole estromettere e chi, condizionato o per miopia o per visibilità personale (anche tra gli odontoiatri, ma con nessun seguito) ricerca il tanto peggio, tanto meglio.

Tema virale, perché tocca le pensioni.

Dico con forza che sarò avversario determinato e tenace di chi, per giochi “politici”, ritiene di mettere a rischio i soldi dei contribuenti.