G. Gravina

Medico Endocrinologo – Centro Arianna per i DCA – ASL Nordovest Toscana. Casa di Cura San Rossore Pisa

L’eccesso di peso costituisce attualmente uno dei maggiori problemi di salute nei Paesi Occidentali, nei quali si stima, tra l’altro, che oltre il 20% dei bambini sia obeso o sovrappeso.

Analogamente è in crescente aumento l’esordio precoce, in età prepuberale, dei disturbi alimentari, quali anoressia e bulimia. L’obesità infantile è oggi ampiamente riconosciuta come predisponente, non solo a patologie metaboliche dell’adulto, ma  anche all’insorgenza di disturbi alimentari in età giovanile.

Affrontare in maniera efficace queste problematiche è una delle sfide più rilevanti per la comunità scientifica e i sistemi sanitari. Nella nostra società le scelte e gli stili alimentari sono sotto il fuoco incrociato di allarmi, preoccupazioni, stress, interessi commerciali, informazioni pseudoscientifiche, pressioni incongrue e irrealistiche sull’ideale estetico di magrezza, che determinano spesso confusione e disorientamento nei comportamenti dei singoli e delle famiglie. Le famiglie in particolare sono chiamate in gioco visto che il comportamento alimentare del bambino risente fortemente delle abitudini e dello stile alimentare dei genitori, e la qualità “emotiva ed affettiva” delle relazioni e dei pasti consumati insieme ai genitori rappresenta un fattore rilevante nel determinare l’alimentazione del bambino.

A fronte di molte ricerche che individuano ormai con chiarezza punti cruciali per la prevenzione e il trattamento di obesità e disturbi alimentari, spesso per i bambini si osserva ancora un approccio basato prevalentemente su dieta e restrizione calorica, con atteggiamenti di svalutazione, e talora persino punitivi, che non tengono conto di altri fattori, emotivi, affettivi e relazionali, connessi al cibo e all’atto del nutrirsi. 

Su queste basi l’European Association for the Study of Obesity (EASO) ha di recente  pubblicato una Guida pratica per i genitori di bambini sovrappeso (Practical Guide for the Parents of Overweight Children) e, nell’agosto scorso, l’American Academy of Pediatrics ha pubblicato un Rapporto indirizzato ai clinici sulla prevenzione dell’Obesità e dei Disturbi Alimentari negli adolescenti.

In questi autorevoli documenti, ricchi di aggiornata bibliografia, vengono richiamati alcuni aspetti  già ampiamente conosciuti  (favorire l’attività fisica, ridurre l’uso eccessivo di PC e TV, favorire il consumo di frutta e verdura, ridurre l’assunzione di bevande ricche in zuccheri, ecc.), ma vengono anche sottolineate con forza alcune importanti indicazioni, forse non altrettanto note, su cui porre particolare attenzione.

1. “Fare attività fisica con piacere” promuovendo, oltre alla performance e la ricerca dell’esercizio “perfetto”, la libera espressione della motricità, l’esplorazione dell’ambiente naturale e il gioco all’aria aperta. Analogamente

2. “Mangiare con piacere”: “nei bambini la dieta, la restrizione dietetica per sé, è fortemente da scoraggiare, perché inefficace, controproducente e talora anche dannosa”. Le evidenze che le diete siano un fattore di rischio sia per obesità che per disturbi alimentari sono ormai consolidate. La strutturazione e la promozione di un’alimentazione più sana ed equilibrata devono pertanto essere promosse con metodi e strumenti diversi, riportando l’attenzione ai segnali interni di fame e sazietà, al gusto e alla palatabilità degli alimenti, evitando la dicotomia tra cibi buoni e cibi cattivi, favorendo il riconoscimento dei motivi che spingono all’assunzione di cibo per motivi diversi (noia, irritazione, stanchezza, ecc) dal soddisfare i propri bisogni energetici. C’è inoltre da tener conto che la cosiddetta “golosità” risponde, specie nei bambini, ad attività di strutture neuroencefaliche che prevaricano in genere la “forza di volontà”. La modulazione di tali attività necessita pertanto di interventi nuovi e più complessi rispetto alla semplice prescrizione di una dieta.

3. Un’indicazione significativa riguarda poi la promozione dei pasti in famiglia in contesti affettivamente “caldi”. “Un’alta frequenza di pasti consumati insieme in famiglia è associata ad una migliore qualità dell’alimentazione dei bambini,  facilita un maggiore consumo di frutta e vegetali e la riduzione del consumo di bibite gassate.”

4. Altro aspetto rilevante è ridurre il focus sull’importanza del peso corporeo, oggi invece frequentemente oggetto di discussione e di preoccupazione da parte degli adulti sia rispetto a se stessi che riguardo ai bambini. “ Molti studi  hanno dimostrato che conversazioni riguardo al peso corporeo da parte di genitori e amici, anche se con la buona intenzione di incoraggiare una migliore alimentazione, favoriscono al contrario il sovrappeso”. Informazioni e conversazioni relative al mangiare sano e alle tradizioni culinarie, così come il contatto “naturale” e l’esperienza giocosa con il cibo (“mettere le mani in pasta”), appaiono essere invece  fattori protettivi.

5. Molti studi indicano come elementi determinanti nel favorire  sovrappeso e insorgenza di disturbi alimentari nei bambini, siano lo scherno e la presa in giro (“teasing”) riguardo al peso e al proprio aspetto fisico, specie se da parte di genitori e parenti. Il teasing determina nel bambino mortificazione, frustrazione e senso di impotenza che facilmente possono indurre il rifugio  consolatorio nel cibo. “Le prese in giro in famiglia rispetto al peso predicono direttamente il sovrappeso, il binge eating (abbuffarsi di nascosto) e il ricorso a diete incongrue ed estreme”.

6. “Oltre la metà delle adolescenti e un quarto degli adolescenti mostra insoddisfazione corporea”, indipendentemente spesso dal proprio peso, e anche per il confronto con modelli irrealistici di magrezza. L’insoddisfazione corporea è un fattore di rischio diretto per disturbi alimentari e facilita comportamenti alimentari incongrui. Per questo è importante affrontare l’insoddisfazione corporea nei bambini e negli adolescenti, riducendo la pressione sull’ideale estetico di magrezza, offrendo esperienze ed attività educative e formative volte a favorire la consapevolezza del valore di sé e a promuovere il senso di adeguatezza e di autostima.     

In sintesi, per la prevenzione e il trattamento di obesità e disturbi alimentari nei bambini e negli adolescenti, la ricerca scientifica mostra oggi chiare evidenze e offre indicazioni che implicano una profonda revisione dei comuni approcci a queste patologie. Tali indicazioni meritano accoglienza e necessitano di nuove traduzioni nelle pratiche sanitarie e nella vita sociale.