Commissione dell’Albo degli Odontoiatri di Pisa

In questo numero di Pisa Medica, prendendo anche spunto dalla stampa di settore e dalle comunicazioni pervenute al nostro Ordine, abbiamo cercato di raccogliere le informative di più rilevante interesse per la nostra professione e che hanno caratterizzato queste ultime settimane di fine anno 2016.

Ci preme anche ricordare che entro l’11 gennaio 2017 i lavoratori degli studi odontoiatrici e coloro che hanno effettuato il corso RSPP entro il 2012 devono effettuare un corso di aggiornamento obbligatorio in tema di Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro.

Autorizzazioni regionali

Proprio in questi ultimi giorni la Regione Toscana ha pubblicato sul BURT il “Regolamento di attuazione della legge regionale 5 agosto 2009, n. 51 (Norme in materia di qualità e sicurezza delle strutture sanitarie: procedure e requisiti autorizzativi di esercizio e sistemi di accreditamento) in materia di autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie”. Ad una prima lettura (il documento è pervenuto poco prima della stampa di questo numero) la principale modifica rispetto al passato sembra essere l’obbligo del defibrillatore anche negli studi che praticano interventi a bassa invasività e per questo sottoposti a SCIA. E’ da chiarire la necessità dell’unità infermieristica all’interno degli studi sottoposti ad autorizzazione. La legge è a disposizione sul sito della Regione Toscana. Ci riserviamo una più attenta interpretazione sottolineandone le criticità anche con il coinvolgimento della componente medica che è pure parte interessata.

Decretone fiscale. Le norme previste riguardano anche i medici e gli odontoiatri? Il parere della CAO Nazionale

Il decreto legge 193/2016, il cosiddetto “decretone fiscale” ha superato lo scoglio della Camera ed è approdato e approvato al Senato.

Molti i nuovi adempimenti introdotti per aziende e lavoratori autonomi.

Tra questi il nuovo spesometro che comprende l’obbligo di trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate una comunicazione contenente i dati di tutte le fatture emesse nel trimestre di riferimento, e di quelle ricevute e registrate comprese le bollette doganali, nonché i dati delle relative variazioni. I dati, da trasmettere in forma analitica, comprendono almeno dati identificativi dei soggetti coinvolti, data e numero, base imponibile, aliquota applicata, imposta e tipologia di operazione.

Come si collocano i medici e gli odontoiatri rispetto al nuovo adempimento: vi rientrano tra le partite Iva? Sono interessati per tutta la loro attività libero professionale o solo per le prestazioni con Iva?

Cerca di fare chiarezza Sandro Sanvenero, Segretario della Commissione Albo Odontoiatri Nazionale, che sta seguendo da vicino il tema. “Premesso che le novità sono recentissime, cerchiamo di fare un ragionamento logico. La corretta interpretazione di una norma si basa su due aspetti: qual è l’obiettivo del legislatore (la ratio della norma) e la lettura letterale della norma stessa. Secondo l’aspetto di lettura della norma, i medici – chirurghi od odontoiatri- possono essere possessori di partita Iva e, come tali, ricompresi. Ma l’obiettivo dichiarato del legislatore è impedire una evasione di Iva. È noto che tutte le attività di diagnosi e cura della persona ne sono esenti e, come tali, non determinano nessun gettito Iva che, è bene ricordarlo, per tale motivo costituisce un vero e proprio costo per i sanitari (che acquistano con Iva, ma fatturano in esenzione). Riterrei, quindi, che la corretta interpretazione della norma vedrebbe assoggettati i medici solamente per quelle prestazioni che non siano esenti Iva. A completamento del ragionamento precedente, la legge “Bassanini” vieta alla Pubblica amministrazione di richiedere, a un qualunque soggetto, dati già in suo possesso (anche qualora fossero detenuti da altra amministrazione). Pertanto, certamente, l’assoggettamento all’invio dei dati ai fini del 730 precompilato, considerando altresì valide le condizioni di non invio (cioè l’opposizione da parte del diretto interessato, il paziente), soddisfa il requisito dell’invio”.

Il decretone introduce poi la possibilità di rottamare le cartelle esattoriali incluse le sanzioni ulteriori (more etc) per il mancato pagamento delle multe: si paga solo la somma scritta con gli interessi legali e l’aggio della riscossione. Si riaprono inoltre i termini per far emergere i capitali detenuti all’estero violando le regole sulle dichiarazioni dei redditi: entro il 31 luglio 2017 si possono sanare le violazioni fino al 30 settembre 2016.

L’odontoiatra può effettuare prelievi venosi ma solo se inerenti alla propria attività clinica. La posizione della FNOMCeO

La necessità di poter effettuare un prelievo venoso per la tecnica di rigenerazione ossea è solo una delle esigenze del laureato in odontoiatria. Se tecnicamente può imparare ad effettuare un prelievo, legalmente la sua laurea gli consente di effettuarlo?

Il dibattito è da tempo aperto ed i pareri non sono sempre stati univoci. Ora la FNOMCeO, sollecitata da più Ordini provinciali, si esprime sulla possibilità per il laureato in odontoiatria e protesi dentaria di eseguire dei prelievi venosi.

La normativa di riferimento, ricorda la presidente Roberta Chersevani  nella nota inviata a tutti i presidenti OMCeO e CAO, e che qui alleghiamo, è quella contenuta nel Decreto del Ministero della Salute del 2 novembre 2015 “Disposizione relative ai requisiti di qualità e sicurezza di sangue e degli emocomponenti”.

“Per le attività che riguardano gli emocomponenti per uso non trasfusionale, la richiesta deve essere effettuata da un medico o, solo per le attività cliniche di competenza, da un odontoiatra”

Nello specifico, ricorda il presidente FNOMCeO, nell’allegato 10 del predetto decreto concernente “Emocomponenti per uso non trasfusionale” al punto 3 si sancisce: “Per le attività che riguardano gli emocomponenti per uso non trasfusionale, si applicano le seguenti modalità: la richiesta deve essere effettuata da un medico o, solo per le attività cliniche di competenza, da un odontoiatra”.

Viene poi stabilito, continua la nota FNOMCeO che “l’applicazione di emocomponenti in ambito odontoiatrico può essere effettuata da un odontoiatra solo per le attività cliniche di competenza”.

Si può quindi affermare, conclude la presidente Chersevani, “che il sanitario iscritto al solo Albo degli odontoiatri può svolgere questa prestazione clinica solo per le attività cliniche di competenza della professione odontoiatrica”.

Nota che non solo chiarisce gli ambiti di intervento del laureato in odontoiatria ma sembrerebbe limitare al laureato in medicina iscritto al solo Albo degli odontoiatri, la possibilità di effettuare un prelievo venoso solo se finalizzato alla cura odontoiatrica, a differenza del collega iscritto anche all’Albo dei medici.

Giornata Europea degli Antibiotici per arginare l’antibiotico resistenza. Landi(CED): anche i dentisti devono fare la propria parte

I dati pubblicati dall’Organizzazione internazionale sul consumo degli antibiotici confermano la necessità di diminuirne l’utilizzo inadeguato per contrastare l’antibiotico resistenza che, spiegano gli esperti pone un onere significativo sui sistemi sanitari e bilanci nazionali.

Gli ospedali, si legge nel rapporto dell’Ocse pubblicato in occasione della Giornata Europea degli Antibiotici, “spendono, in media, tra i 10.000 e i 40.000 dollari per il trattamento di un paziente infettato da batteri resistenti. I  costi sociali possono essere alti come i costi sanitari, a causa della perdita di produttività e di reddito. E tutto ciò è preoccupante perché stiamo andando verso una “era post-antibiotica”, dove le infezioni comuni possono diventare, ancora una volta, fatali”.

Negli ultimi 10 anni, ha rilevato l’OCSE, il consumo (anche per l’uso massiccio che se ne fa negli allevamenti) è cresciuto in media nei Paesi Ocse del 4%, arrivando fino alla media di 20,5 dosi ogni 1.000 abitanti. Il Paese che ne consuma di più è la Turchia (41 dosi ogni 1.000 abitanti), seguita dalla Grecia (34), Corea (31,7), Francia (29), Belgio (28,4) e Italia (27,8). Lo stato che ne consuma di meno è invece il Cile (9,4 dosi) e i Paesi Bassi (10,6). Da notare come in Italia negli ultimi 10 anni l’uso degli antibiotici sia cresciuto del 6%”.

Anche gli odontoiatri devono fare la loro parte visto che i dati provenienti dal Regno Unito che riguardano l’utilizzo degli antibiotici da parte dei dentisti, assegnerebbe ai dentisti la responsabilità della prescrizione del 9% circa di tutti gli antibiotici utilizzati per l’uomo.

Per sensibilizzare i dentisti europei verso una prescrizione consapevole, il Council of European Dentists (CED) ha aderito  alla Giornata Europea degli Antibiotici, che si è celebrata   venerdì 18 novembre, iniziativa di salute pubblica promossa dalla Commissione e dal Parlamento Europeo, condotta dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) che è l’agenzia dell’Unione europea che mira a rafforzare le difese europee contro le malattie infettive e che per preparare e organizzare la Giornata europea degli antibiotici ha lavorato in partenariato e con il sostegno di varie organizzazioni professionali e di reti sanitarie dell’UE.

“Il Council of European Dentists – spiega il suo presidente Marco Landi – è uno dei partner professionali dell’ECDC e , come già avvenuto per le precedenti campagne, ha ribadito il suo sostegno all’iniziativa che quest’anno si concentra particolarmente sull’uso appropriato degli antibiotici in ambiente ospedaliero”.

Il CED parteciperà attivamente anche alla Global Twitter Chat durante la Settimana Mondiale degli Antibiotici (World Antibiotic Awareness Week) lanciata per la prima volta lo scorso anno dal WHO , l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

In alcuni Paesi la campagna di sensibilizzazione verso i dentisti si concentrerà particolarmente sulla necessità di non prescrivere terapie antibiotiche quando altri interventi non farmacologici potrebbero portare uguale o maggiore beneficio al paziente.

“Troppo spesso spiegano dal CED- si è rilevato, specialmente all’interno di strutture pubbliche e private nelle quali il dentista si può trovare ad operare con tempi “contingentati”, che la prescrizione antibiotica in realtà può essere il paravento della mancanza di volontà o della impossibilità di eseguire manovre in urgenza, come l’apertura di una camera pulpare, e un modo di procrastinare il paziente dandogli la sensazione comunque di aver preso in considerazione la sua problematica”.

Il CED, nell’ambito della sua costante collaborazione con le altre organizzazioni professionali europee (i medici del CPME, i farmacisti del PGEU, gli infermieri dell’EFN) sostiene dunque autorevolmente , grazie alla rappresentatività di 30 Paesi, la campagna di sensibilizzazione sull’uso prudente degli antibiotici, in linea con l’approccio integrato “Una sola salute” della Commissione europea.

Chi fosse interessato al materiale informativo sul tema, da distribuire anche ai propri pazienti può visitare il sito www.ecdc.europa.eu.

La Cassazione ribadisce che solo il medico può progettare e collocare nel cavo orale del paziente la protesi

Non può esistere rapporto contrattuale tra abusivo e paziente secondo la sentenza (n° 12996/2016) della Corte di Cassazione Civile intervenuta sul ricorso di un diplomato odontotecnico condannato a risarcire una paziente a cui aveva eseguito lavori (devitalizzazioni e protesi) non andati a buon fine.

Cassazione che evidenza come deve essere considerato nullo il contratto che si instaura tra un finto dentista ed il paziente e questo comporta “ad un tempo, l’insussistenza del diritto del professionista al compenso e il diritto del cliente a ripetere, invece, quanto a tale titolo corrisposto”.

Cassazione che ricorda, come già rilevato in altre sentenze, che in riferimento alla figura professionale dell’odontotecnico, “la progettazione, preparazione e collocazione nel cavo orale del cliente di una protesi dentaria implicano l’esecuzione di operazioni e manovre vietate agli odontotecnici dal R.D. 31 maggio 1928, n. 1334, art. 11 perchè riservate ai sanitari iscritti negli albi professionali dei medici chirurghi o degli odontoiatri. Con la conseguenza, ai sensi del combinato disposto degli artt. 2229 e 2231 cod. civ. e in relazione all’art. 1418 cod. civ., della nullità assoluta del rapporto contrattuale intercorso al riguardo tra odontotecnico e cliente, che deve essere rilevata anche d’ufficio dal giudice (Cass., 16 ottobre 1995, n. 10769)”.

“Questa sentenza ancora una volta fa giustizia in un campo su cui molti fanno strumentalmente confusione”, scrive il presidente CAO Giuseppe Renzo ai presidenti provinciali Albo degli odontoiatri.

Presidente CAO che sottolinea come nel caso preso in esame dalla Cassazione “l’incauto utente che si sia rivolto ad un odontotecnico istaurando un presunto rapporto contrattuale per la prestazione di cure odontoiatriche, in caso di inadempimento e di danni rivenienti dalla predetta cura non potrà utilizzare lo strumento della responsabilità contrattuale considerato che il contratto è nullo ab origine è tale nullità è rilevabile d’ufficio da qualsiasi giudice”.

“Ovviamente -chiarisce Renzo- potrà sempre essere seguita in caso di lesioni la strada della responsabilità extracontrattuale che però, come oramai sappiamo, è più complessa da comprovare considerato che l’onere della prova sarebbe a carico del danneggiato”.

Presidente CAO che chiude la nota rilevando come “ancora una volta la Giurisprudenza fa giustizia di queste iniziative e credo sia necessario attivarsi ancora di più per far comprendere all’opinione pubblica che rivolgersi ad un odontotecnico per risolvere problemi di salute odontoiatrica, oltre che pericoloso, è anche controproducente ai fini della tutela dei propri diritti anche economici.