Commissione dell’Albo degli Odontoiatri di Pisa

Continuiamo con questo numero di PisaMedica a porre alla vostra attenzione una selezione degli articoli a nostro parere più interessanti apparsi sulla stampa di categoria in particolare sui servizi online di odontoiatria33.

– Albo degli odontoiatri, cresce il numero di iscritti ma con moderazione. Oltre il 40% dei nuovi iscritti è donna

Sembrano essere definitivamente finiti i tempi delle crescite a doppie cifre per gli iscritti all’Albo degli odontoiatri, infatti anche per il 2016 l’incremento è sotto all’1%: per l’esattezza dello 0,86%.

Stando ai dati che il CED FNOMCeO ha fornito ad Odontoiatria33, al 13 gennaio 2017 gli iscritti all’Albo degli odontoiatri sono 61.140 contro i 60.597 alla stessa data (per l’esattezza erano stati rilevati l’11 gennaio 2016) del 2015. In totale considerando gli iscritti all’Albo dei medici e quelli all’Albo degli odontoiatri sono 427.003.

1.018 i nuovi iscritti all’Albo degli odontoiatri nel 2016 di cui 413 sono donne mentre i professionisti che si sono cancellati sono stati 472 portando ad un saldo attivo di nuovi iscritti di 546 unità.

Continua, inesorabile, la riduzione del numero dei laureati in medicina che mantengono l’iscrizione sia all’Albo dei medici che a quello degli odontoiatri: nel 2016 erano 29.027, 27 i doppi iscritti con meni di 34 anni, certamente laureati in medicina che hanno poi conseguito anche la laurea in odontoiatria.

Per quanto riguarda i soli iscritti all’Albo degli odontoiatri (32.113 il numero totale) le donne rappresentato poco meno della metà: 11.112 le iscritte.

Sul fronte anagrafico i dati confermano di come la professione sia ancora “anziana” visto che il 50% degli iscritti ha più di 55 anni. La fascia di età più numerosa è quella tra i 60 ed i 64 anni con 12.183 iscritti seguono i dentisti con un età compresa tra i 55 e 59 anni (11.036). Altra conferma il dato degli iscritti con una età compresa tra i 65 ed i 69 anni (4.967), di fatto molto simile ai colleghi tra i 40 ed i 44 anni (4.186).

E stando a questi dati non è azzardato sostenere che uno dei temi cogenti della professione dei prossimi anni non sarà tanto la pletora ma il passaggio generazionale. Molti di questi studi saranno costretti alla chiusura in quanto non troveranno colleghi disposti a rilevarli, non tanto per la mancanza di pazienti ma perché non ci saranno abbastanza neo laureati disposti a subentrarci.

– Servizi TV su amalgama: le precisazioni della Cao

In merito alle allarmanti note veicolate da un servizio trasmesso da un noto programma televisivo, corre obbligo, quale organo ausiliario dello Stato, di manifestare il grave rischio che, così come è successo per altre forme di generalizzazioni o per vere e proprie bufale, si possa scatenare un fenomeno contrario alle buone intenzioni che certamente animano gli stessi propositori”.

Così la Cao (Commissione Albo Odontoiatri) nazionale commenta le reazioni scatenate da un servizio sull’amalgama dentale trasmesso il 18 dicembre scorso da “Le Iene”.

“Un’eventuale richiesta, frutto di paura incontrollata, di una rimozione generalizzata delle otturazioni (presenti nel cavo orale da anni in milioni di cittadini) in amalgama dentaria è fuori luogo, contraria ad ogni principio scientifico e costituisce, essa sì, il momento più critico per il rischio di assunzione e assorbimento di nano particelle di mercurio” continua la Cao.

“Va detto inoltre – rassicura la Cao – che la ricerca scientifica internazionale ritiene a tutt’oggi l’uso di questo materiale per otturazione assolutamente praticabile”.

“È necessario comunicare, con assoluta puntualità, che il Ministero della Salute ha da tempo emanato direttive al riguardo, mai ad oggi ponendo al bando l’ amalgama dentaria. Il Medico Dentista è tenuto ad ottemperare alle direttive con scienza e coscienza, e anche questo caso  opererà in tal senso”.

“Va detto – conclude la Caoper doverosa completezza di informazione, che, così come per qualsiasi prodotto di uso terapeutico, la comunità medica è consapevole che si possano verificare casi di intolleranza, anche gravi, e a questi casi specifici e percentualmente limitati va fornita la massima attenzione e risposta”.

“Spetta però allo stesso Ministero stabilire se un farmaco o un qualsiasi materiale terapeutico possieda o meno i requisiti per il corretto e sicuro utilizzo. Non compete certo al singolo medico, pur doverosamente attento alla presa in carico della persona ed alla sicurezza delle cure, l’obbligo di escludere da un possibile piano terapeutico, a propria discrezionalità, un farmaco/prodotto/ materiale che il Sistema Sanitario (sentito il parere di importanti organismi, quali il Consiglio Superiore di Sanità, l’Accademia e la Comunità Scientifica) ritiene appropriato”.

– ECM: la Commissione concede “proroga”. Un anno di tempo in più per ottenere i crediti

Ci sarà tempo per tutto il 2017 per mettersi in pari con i crediti ECM relativi al triennio 2014 – 2016, potendo acquisire sino al 50% del punteggio complessivo (150 crediti al netto di esoneri ed esenzioni).

A stabilirlo, la Commissione Nazionale per la Formazione Continua, che ha deliberato in tal senso nella riunione del 13 dicembre scorso.

Sempre in quell’occasione, la Commissione ha fissato i nuovi criteri per l’assegnazione dei crediti agli eventi da parte dei provider.

Anche per il triennio 2017-2019 saranno 150 i crediti da maturare, fatti salvi esoneri, esenzioni, ed eventuali altre riduzioni.

Meccanismo premiante per i professionisti che, nel precedente triennio, si siano dimostrati “virtuosi”: la Commissione ha infatti previsto una riduzione di 15 crediti per i sanitari che abbiano soddisfatto il proprio dossier formativo individuale, alla quale si sommano uno “sconto” di 30 crediti per coloro che abbiano acquisito tra 121 e 150 crediti o di 15 crediti se il “punteggio si assesta tra 80 e 120.

Partiranno a gennaio i nuovi corsi Fad della FNOMCeO, offerti gratuitamente a tutti i medici e gli odontoiatri tramite la piattaforma Fadinmed. A inaugurare la serie, un corso sulle Vaccinazioni

– La CAO Nazionale incontra l’On. Gelli. Pubblicità scorretta, norme contro l’abusivismo e autorizzazioni sanitarie tra gli argomenti discussi

Una delegazione della CAO Nazionale nelle persone del presidente Giuseppe Renzo, del segretario Sandro Sanvenero, del consigliere Alessandro Zovi insieme al presidente della CAO di Pisa Roberto Trivelli ha incontrato oggi, a Palazzo San Macuto, l’Onorevole Federico GELLI, presidente della Commissione Parlamentare sull’immigrazione e referente per il PD in materia di sanità.

Sono state condivise le preoccupazioni comuni riguardanti l’esercizio abusivo della professione e la necessità di riformare l’art. 348 c.p. che punisce in modo troppo blando questo grave reato. Grande attenzione è stata dedicata alla pubblicità della informazione sanitaria che è attualmente svolta in modo troppo invasivo e scorretto con grave pericolo per la salute dei cittadini destinatari di informazioni troppo spesso incongrue e fuorvianti.

Altri temi affrontati nell’incontro sono stati quelli della necessità di migliorare l’attuale sistema relativo alle procedure per l’apertura degli studi libero-professionali. Il vigente sistema autorizzativo è infatti troppo diversificato tra Regione e Regione con regole non univoche ed eccessivamente burocratiche. Affrontati anche i temi relativi all’inserimento delle prestazioni odontoiatriche nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e quelli concernenti la riforma della responsabilità professionale in riferimento all’iter di approvazione dello specifico disegno di Legge.

L’incontro si è concluso nella reciproca disponibilità a promuovere una più continua sinergia con frequenti scambi di parere sulle diverse problematiche e soprattutto sulla possibilità di soluzioni condivise.

– Pubblicità sanitaria: si deve abrogare la Bersani

Il messaggio pubblicato a pagina 39 del quotidiano Il Messaggero, cronaca di Roma del 2 febbraio è chiaro: “Raggiunto l’accordo per il Comune di Roma. Tutti i residenti nel Comune di Roma possono usufruire della convenzione. 290 euro ad impianto” e sotto la postilla, scritto in (molto) piccolo che chiarisce “il costo è riferito al solo impianto”. Forse non abbastanza visto che chi ce l’ha segnalato via mail chiede se eravamo a conoscenza che il Comune di Roma avesse fatto una convenzione con quel Centro odontoiatrico.

Ma la pubblicità non dice “raggiunto l’accordo con il Comune di Roma”, ma “per” il Comune di Roma, dove la parola comune non è intesa come istituzione ma come area geografica.

Probabilmente l’accordo raggiunto è quello intercorso tra la proprietà del Gruppo Dentaldent e la clinica romana per offrire l’impianto a un prezzo vantaggioso per i concittadini.

Dopo il decreto Bersani, grazie al quale sono state abrogate alcune norme relative alla pubblicità, è da tempo in atto un ampio dibattito sul quale sia il messaggio corretto e quale quello scorretto. E la cosa diventa ancora più complicata perché poi, come potrebbe capitare per quello pubblicato su Il Messaggero, c’è anche l’incognita su come il messaggio viene interpretato dal lettore.

“Questo messaggio – commenta ad Odontoaitria33 il presidente nazionale CAO Giuseppe Renzo – mi sembra sia l’ennesimo esempio, deplorevole, di forme pubblicitarie che inquadrano l’esercizio della professione odontoiatrica come mera attività commerciale che deve promuovere l’immagine profondamente errata di un professionista della salute che si comporta come un imprenditore spregiudicato che deve attirare clienti, per ottenere il massimo profitto in termini economici nella sua “azienda”.

E’ di tutta evidenza che queste forme di pubblicità ingannevole dovrebbero essere sanzionate dall’Autorità Garante della concorrenza e del mercato (Antitrust). avviene, purtroppo, il contrario, in quanto la stessa Autorità tende a privilegiare soltanto una malintesa logica di tutela della libera concorrenza senza comprendere che in sanità tutto quello che è “a buon mercato” non garantisce in alcun modo la salute dei cittadini.

Si tratta di aspetti di grande rilevanza, infatti, il diritto alla salute non può essere tutelato quando il danno derivante da una informazione scorretta si sia già manifestato.

Non sempre è possibile risolvere questioni di danno biologico soltanto attraverso un intervento economico risarcitorio che non potrà mai garantire il recupero della salute del paziente.

Il buonsenso, quindi, dovrebbe portarci a ritenere fondamentale un intervento preventivo, a livello disciplinare delle CAO provinciali.

In questo ambito, è stata da tempo presentata, dalla CAO nazionale al Ministero della Salute, uno schema di codice comportamentale con regole definite che riguardano la comunicazione pubblicitaria in sanità.

Qualche segnale positivo, comincia a pervenire e ci auguriamo che anche il legislatore sappia finalmente dettare regole corrette sull’informazione in materia sanitaria, tenendo presente che il cittadino è spesso disarmato di fronte a forme pubblicitarie distorte ed ingannevoli.

Invece oggi i presidenti CAO devono verificare la veridicità dei messaggio e poi, eventualmente, intervenire. Ma questo è praticamente possibile?

La normativa vigente, non consente più un intervento preventivo alle Commissioni disciplinari ordinistiche, ma soltanto un eventuale azione successiva alla pubblicazione di messaggi pubblicitari scorretti che nel frattempo hanno già prodotto il loro effetto negativo.
Nel caso di specie, sono certo che il presidente della CAO di Roma, competente per territorio, interverrà attivando le opportune procedure anche disciplinari per reprimere quello che sta avvenendo.
Non posso esimermi, però a questo riguardo, di ricordare un problema contingente ma ormai di durata notevole, che riguarda la mancata riattivazione della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (CCEPS), organo disciplinare di secondo grado avverso i ricorsi contri i provvedimenti disciplinari irrogati dagli Ordini.
In buona sostanza il professionista colpito da una sanzione, anche grave, irrogatagli dall’Ordine, con il semplice ricorso alla CCEPS può sospendere l’efficacia della sanzione e continuare ad operare senza alcun timore.
In questa vicenda, paradossalmente, gli incolpevoli Ordini vengono accusati, come è successo anche di recente perchè non svolgerebbero i loro compiti.

Chiedere ogni volta l’intervento all’Autorità, visti i tempi delle risposte, rende di fatto inutile ogni intervento. La pubblicità nel metre raggiunge l’effetto sperato e poco cambia se poi vengono sanzionati o gli si impone la rettifica, non trova?

Ritengo che il potere disciplinare sugli iscritti anche nel campo di eventuali violazioni deontologiche sulla pubblicità sanitaria, debba rimanere competenza dell’Ordine.
L’intervento dell’Antitrust che finalmente colpisse queste forme di pubblicità scorretta costituirebbe comunque un deterrente importante per stabilire una nuova cultura nella valutazione dei messaggi pubblicitari in campo sanitario, che permetterebbe, in breve tempo, di superare l’odierno “far west”. Non si tratta, dunque, di interventi a rettifica che certamente servirebbero a ben poco, ma di promuovere una nuova forma di correttezza nella pubblicità sanitaria per cui sarebbe necessario anche un intervento normativo, primo fra tutti quello della riforma della c.d. Legge Bersani (L. 4/08/2006 n°248).

Ma poi, se viene fatta e a verifica avvenuta, i presidenti CAO sanzionano?

Lo affermo con cognizione di causa. Gli interventi disciplinari delle Commissioni Albo odontoiatri, sono i più numerosi, in termini percentuali, fra tutte le professioni sanitarie.
Non lo dico io, lo dicono i dati che ci ha fornito la Commissione Centrale Esercenti le professioni sanitarie.
Certamente, non tutti i presidenti provinciali CAO hanno la stessa solerzia e capacità d’intervento, bisogna sempre migliorare, ma è indiscutibile che la maggior parte degli stessi presidenti svolgono con grande impegno il compito di garanti della deontologia intervenendo tempestivamente.
Occorre, infine, ricordare che non è più il tempo del “galleggiamento” e delle mezze misure, occorre riappropriarsi con coraggio del governo della nostra professione.
Anche perché i colleghi iscritti agli albi, fortemente motivati dalla persistente crisi economica, sulla
questione della pubblicità (come credo ed auspico) non accetteranno più alibi di sorta.

La CAO chiede la revisione della Bersani per quanto riguarda la possibilità di fare pubblicità in ambito sanitario. Quale è stata la risposta della politica? Quali le azioni che intraprenderete? Sarete supportati anche dalla parte medica?

La modifica della legge Bersani, costituisce senz’altro la strada più breve per reprimere forme di pubblicità sanitaria scorrette ed indecorose. I politici, come spesso accade, sembrano consapevoli del problema e si dichiarano favorevoli a questo intervento di riforma.
Sappiamo tutti, però, che il passaggio dalle “buone intenzioni” alla concreta realizzazione degli obiettivi è molto lungo e pieno di insidie e trabocchetti. Stiamo cercando di operare al meglio, anche attraverso un incremento dei rapporti con gli uomini di buona volontà, che per fortuna, esistono anche in politica, per arrivare al risultato.
Stiamo studiando, anche da un punto di vista giuridico, la possibilità di far approvare un regolamento ministeriale, o ancor meglio un D.P.R, che sulla falsariga di quanto già codificato con il D.P.R. n. 137/2012 ( Regolamento sulla riforma degli Ordini Professionali) stabilisca regole più incisive sulla pubblicità dell’informazione sanitaria, garantendone la legittimità, ma delineando un sistema di regole e garanzie, che non la rendano ingannevole nei confronti dei cittadini.
Per quanto riguarda i medici, posso affermare con piena convinzione che, se c’è un tema su cui tutte le professioni sanitarie sono d’accordo (quindi non solo i medici e gli odontoiatri) è quello di una nuova disciplina della pubblicità in materia sanitaria rispettosa dell’etica a tutela non della corporazione ma dei cittadini utenti.

– Petizione contro la pubblicità in sanità

Dopo aver raccolto il sostengo della CAO, di ANDI, ora la petizione attivata da Gilberto Triestino vice presidente ANDI Roma e membro della CAO di Roma, incassa anche il sostegno del Movimento Consumatori.

“Da oggi anche Movimento Consumatori sostiene questa petizione perché è finalizzata ad attirare l’attenzione delle istituzioni su un problema serio: la necessità che anche e soprattutto i servizi alla persona aventi ad oggetto prestazioni mediche/sanitarie vengano promossi e pubblicizzati in maniera corretta, prevedendo che siano oggetto di un’analisi preventiva che ne escluda l’ingannevolezza”, afferma Alessandro Mostaccio, segretario generale del Movimento Consumatori.

“Il principio della tutela dell’interesse e della salvaguardia della salute (art. 32 della Costituzione), si realizza anche attraverso un’adeguata informazione – spiega Laila Perciballi, legale MC – la scorretta informazione spesso induce il consumatore ad erronee valutazioni, comportando una lesione dei suoi diritti fondamentali e un pregiudizio per i professionisti che operano nel rispetto delle regole. L’esame preventivo di correttezza etica dei messaggi pubblicitari sanitari da parte dell’ordine dei medici permetterebbe invece di verificare irregolarità e avviare eventuali procedimenti disciplinari nei confronti di chi mette in atto comportamenti lesivi dei diritti dei pazienti”.

L’idea di attivare la petizione, spiega ad Odontoaitria33 Triestino, nasce durante la Fiera dell’Estetica di Roma. “Ho visto le estetiste che facevano sbiancamenti in bocca con mascherine e lampada su poltrone tipo le nostre, volantini per propagandare bontà e innocuità del trattamento e la gente che ci si sottoponeva con commenti al vetriolo contro i dentisti ed i medici”, racconta aggiungendo: “Mi è bastato, ma il vaso era già colmo da tempo”.

Dottor Triestino ovviamente contento dell’attenzione che la sua iniziativa ha ottenuto. “Ho capito che nel nostro mondo c’è tanta gente per bene che si ricorda ancora del Giuramento fatto. Non posso che dire grazie a chi ci sta aiutando e in modo particolare a tutti coloro che hanno firmato e quelli che lo faranno. La politica se saremo in tanti dovrà ascoltarci e io coinvolgerò tutti, anche e specialmente il Movimento Consumatori”.

L’obiettivo dell’iniziativa è quella della tutela del cittadino/paziente/consumatore che Triestino ricorda dovrebbe essere “un dovere civico trasversale”.

“L’informazione deve essere etica e veritiera, la gente non deve essere abbindolata a fini commerciali con false promesse perché il ritorno è che se non si accontenta il paziente si scredita la figura del medico e dell’odontoiatra che spesso hanno solo la colpa di lavorare per un imprenditore scaltro”. Certi messaggi ed atteggiamenti, aggiunge, “umiliano le professionalità corrette, si incita al contenzioso che diventa preda di studi legali low-cost in cerca di lavoro”.

Una petizione che ricorda il suo primo firmatario “vuole unire e non dividere, ma allo stesso tempo affermare con decisione la volontà di tutti noi di superare questa situazione inverosimile che riesce a compiere il solito miracolo italiano: accontentare pochi ed esasperare operatori e pazienti”. “Firmando noi vorremmo dire alla politica: valorizzate le professionalità, ridate alla medicina ed alla sanità il ruolo che merita, stabilite nuove regole che tutelino il diritto alla Salute in armonia con il libero mercato e le regole europee. È tanto difficile da capire? Ma questo lo dobbiamo dire in tanti, devono capire che ci siamo”.

Ed ad oggi sono quasi 6mila quelli che hanno deciso di firmare, il 10% degli iscritti all’Albo degli odontoiatri. Un numero che Triestino giudica positivo ammettendo di non sapere indicare un limite come obiettivo finale. “La petizione andrà avanti fino al raggiungimento di un congruo e rappresentativo numero di consensi tale da renderci credibili”.

“L’obiettivo è quello di fare capire il malessere del settore odontoiatrico e medico, che si apra un faro sui tanti problemi che ci stanno rovinando la vita professionale, che ci si restituisca il piacere e l’onore di curare con scienza e coscienza i nostri pazienti, che i giovani professionisti non vengano sfruttati, che la formazione e la qualità del medico italiano non venga messa in discussione in tv da un odontotecnico serbo e che questo messaggio passi come una verità assoluta ignorando anni e anni di studio, Ecm, aggiornamenti continui e tanti tanti sacrifici”.