G.L. Gatti, A. Giacomina U.O. Chirurgia Plastica – AOUP

 

Più della metà degli adulti europei, di età compresa tra i 35 ed i 65 anni, è in sovrappeso oppure obeso. Si parla di obesità quando l’indice di massa corporea (body mass index = BMI) è uguale o maggiore di 30 (kg/m2) e di sovrappeso quando il BMI è compreso tra 25 e 30.

In Europa il sovrappeso è più frequente negli uomini che nelle donne, mentre l’obesità è più frequente fra le donne. La prevalenza dell’obesità negli adulti è calcolata nell’ordine del 10-20% negli uomini e del 15-20% nelle donne.

In Italia esiste un’ampia variabilità geografica con un range di prevalenza dell’obesità circa doppio rispetto a quello delle altre nazioni europee. In generale la prevalenza dell’obesità negli adulti è compresa tra il 20 ed il 40% nelle donne di mezza età e tra il 15-25% circa nei maschi. Questi dati spiegano il sempre maggiore ricorso dei pazienti obesi alla Chirurgia “Bariatrica”.

Il fine della Chirurgia Bariatrica è indurre nel paziente  uno stato di malassorbimento selettivo e/o di restrizione dell’eccessivo introito alimentare. Tali obiettivi possono essere raggiunti mediante interventi chirurgici quali la diversione bilio-pancreatica, il bypass digiuno-gastrico, la restrizione gastrica temporanea (ossia il “bendaggio gastrico”) e la gastroplastica.

Pertanto, la Chirurgia Bariatrica determina, in tempi brevi, un importante calo ponderale trasformando pazienti obesi o gravemente obesi in pazienti normopeso o sovrappeso.

Le principali conseguenze di una repentina perdita di peso sono la compromissione dell’elasticità e della capacità di retrazione della cute in quanto si determina un’alterazione delle fibre collagene e dell’elastina presenti nel derma ed il rilassamento dei tessuti sottocutanei.

Questo quadro delinea una condizione clinica definita “lipodistrofia post-dimagrimento” che si manifesta con riduzione dello spessore del tessuto adiposo e presenza di pliche cutanee estese che a livello dell’addome, ad esempio, danno luogo al cosiddetto “addome pendulo”.

Il Chirurgo plastico in questa fase può entrare in gioco aiutando i pazienti colpiti da tali sequele a ritrovare l’armonia del proprio profilo corporeo grazie ad un rimodellamento tridimensionale della silhouette.

Gli esiti di obesità possono essere corretti con un ampio ventaglio di interventi chirurgici quali la mastopessi, il lifting del volto e del collo, il lifting delle braccia e degli arti inferiori e l’addominoplastica, effettuabili singolarmente o in combinazione. Agli inizi di questo nuovo millennio alcuni Autori hanno proposto una tecnica chirurgica innovativa che consente di ottenere in un unico tempo operatorio il rimodellamento del tronco a 360° intervenendo contemporaneamente su addome, dorso, fianchi e glutei. Tale procedura prende il nome di Bodylift e rappresenta uno degli strumenti più preziosi di cui la chirurgia plastica possa servirsi nella correzione degli esiti di obesità.

Il body lift è una tecnica che prevede un accurato disegno preoperatorio eseguito in stazione eretta, per marcare le linee di incisione e quantificare il tessuto cutaneo da asportare.

L’intervento si svolge in anestesia generale con il paziente dapprima in posizione prona per rimuovere posteriormente la cute in eccesso ed allestire, con il tessuto adiposo delle aree subito al di sopra dei glutei, due “autoprotesi” che andranno a ridare volume ai glutei atrofici e ptosici; successivamente in posizione supina, si procede all’addominoplastica vera e propria per la rimozione del “grembiule” cutaneo anteriore.

Al termine dell’intervento residuerà una cicatrice “a cintura” o “circonferenziale” che è spesso ben celabile con i comuni slip.

Per effettuare un bodylift sicuro e ridurre il più possibile l’incidenza di complicanze post-operatorie, tra cui le più frequenti sono i sieromi e il ritardo di guarigione delle ferite chirurgiche, bisogna tenere ben presenti alcuni concetti fondamentali descritti da due autori francesi,  Le Louarn e Pascal, ideatori di una tecnica personale descritta nel lavoro “Remodeling Bodylift With High Lateral Tension”.

È infatti necessario innanzitutto rispettare il decorso dei vasi linfatici ed effettuare una lipoaspirazione con tecnica “tumescent”, ossia prima di eseguire la liposuzione di determinate aree, queste vanno infiltrate con una soluzione acquosa contenente anestetici e vasocostrittori in modo da ridurre al minimo il rischio di sanguinamento. Vanno inoltre  evitati ampi scollamenti in modo da mantenere il più possibile integra la vascolarizzazione e rispettati i piani di dissezione dei tessuti in modo da ottenere un più facile accollamento alle strutture sottostanti ed il minore stress possibile per i vasi linfatici.

Tutto questo si tradurrà in un decorso post-operatorio di più facile gestione e in una riduzione dei tempi di guarigione, in linea con la Letteratura.

I pazienti sottoposti al bodylift sopra descritto infatti, vanno incontro ad un tasso di complicanze  compreso tra lo 0 e il 2%, mentre con le altre tecniche vengono riportati percentuali di complicanze quali la deiscenze delle ferite, il ritardo di guarigione, il sanguinamento ed la conseguente anemizzazione, la necrosi tissutali,  le infezioni, la trombosi venosa profonda ed l’embolia polmonare, comprese tra il 5 e il 40%.

Nella mia esperienza ritengo questa tecnica altamente affidabile in quanto mi ha consentito di ottenere un drastica riduzione dell’incidenza di complicanze in pazienti che presentano un elevato numero di co-morbidità legate alla loro patologia di fondo. La diminuzione delle complicanze, inoltre, si traduce in tempi di ospedalizzazione più brevi e risparmio di spesa sanitaria in linea con l’attuale politica di risparmio adottata dal SSN.  Ritengo, infine che il bodylift permetta di ottenere ottimi risultati estetici e funzionali in termini di rimodellamento ed armonizzazione della silhouette che hanno un impatto notevole sulla vita sociale e di relazione di questi pazienti.