R. Baglini Medico Chirurgo, specializzato in Cardiologia

Siamo fatti della stessa materia con la quale son fatti i sogni; E la nostra piccola vita è avvolta nel sonno. (W. Shakespeare).

Ipnoanatomia. La corteccia frontale, in particolare, quella frontale destra, insieme al sistema limbico ed ipotalamico, sembra avere un ruolo specifico nel recupero e nell’interpretazione delle esperienze emozionali e risulterebbe particolarmente attiva nelle esperienze di ipermnesie e amnesie, di regressione di età, di rivivificazione e delle allucinazioni sensoriali positive e negative, tipiche dell’ipnosi.

La corteccia prefrontale costituisce più della metà del lobo frontale, è particolarmente sviluppata nell’uomo e si occupa principalmente di mediare la risoluzione di compiti cognitivi, selezionando le azioni complesse finalizzate all’esecuzione di attività compito specifiche, di mantenere l’attenzione e di regolare numerosi processi mentali e comportamentali. La corteccia prefrontale ha connessioni reciproche con tutti i sistemi sensoriali e motori, sia corticali che sottocorticali ed è connessa con strutture mesencefaliche e limbiche.

La riduzione transitoria dell’attività corticale dell’area frontale è una caratteristica dello stato ipnotico, ma anche il sistema limbico–ipotalamico, in particolare amigdala, fornice, ippocampo, giro angolare, setto ed i nuclei talamici, responsabili dell’integrazione fra sensazioni, percezioni, memoria, comportamento e pensiero, sono coinvolti nei fenomeni ideoplastici dell’ipnosi.

Le metodiche di neuroimaging, ad esempio PET e Risonanza Magnetica Funzionale, hanno inoltre contribuito significativamente a chiarire il ruolo delle strutture corticali e sottocorticali nel mantenimento dello stato di trance ed hanno permesso di osservare significative attivazioni della corteccia occipitale visiva, associata alle visualizzazioni ipnotiche, della corteccia parietale inferiore, associata alla codificazione somato-spaziale e di quella pre-frontale, associata alle funzioni cognitive superiori in condizioni d’ipnosi neutra. Grazie agli studi effettuati tramite la PET si è osservato che le realtà prodotte in ipnosi sono virtuali solo sino a un certo punto, poiché immaginare o compiere effettivamente un’azione attiva i medesimi circuiti neurali (teoria dei  “neuroni specchio”).

Le neuroscienze cognitive hanno ragionevolmente stabilito che il cervello umano è un insieme di circuiti neurali codificanti specifiche funzioni, in modo specifico ed integrato. Il sistema di controllo integrato cortico-talamico, esprime la presenza di un’unitá gestionale dinamica e fluttuante, di tipo integrativo, che modula lo stato di coscienza.

Lobi frontali. Il ruolo dei lobi frontali, per esempio, è quello di trasformare le memorie integrandole in una struttura narrativa coerente; lesioni in queste aree possono produrre un deficit delle funzioni esecutive e gravi disturbi nelle strutture narrative delle memorie personali. Pazienti con difficoltà nel focalizzare l’attenzione sui dettagli di uno stimolo mostrano un danno nella zona temporo-parietale sinistra, mentre pazienti con difficoltà nel concentrarsi sulla globalità di una scena, possono avere danni alla corteccia temporo-parietale destra. La teoria del controllo dissociato di Woody e Bowers si basa sulle ricerche neurospsicologiche con pazienti con disfunzioni del lobo frontale, i quali appaiono in grado di iniziare e realizzare molti compiti isolati, ma non riescono a coordinarli ed a definire la priorità di esecuzione in compiti simultanei. Nei soggetti con danno frontale a carico del sistema di supervisione dell’attenzione, la prestazione in compiti di pianificazione e flessibilità cognitiva è scarsa, mentre in soggetti altamente ipnotizzabili, la prestazione è così alta, da far pensare ad un’aumentata flessibilità cognitiva (Ducci, 2005).

Aree prefrontali. Le connessioni tra le aree frontali e parietali dell’emisfero destro, appaiono necessarie per il mantenimento dello stato attentivo definito di allerta. La corteccia prefrontale, ha connessioni reciproche virtualmente con tutti i sistemi sensoriali e motori, sia corticali che sottocorticali e regola quindi numerosi processi mentali e comportamentali. Le aree prefrontali appaiono deputate a selezionare, organizzare e sintetizzare, secondo un principio direttivo, le informazioni ricevute in modo discontinuo nel tempo e fondamentali per l’apprendimento, la memoria e l’astrazione e il giudizio. La funzionalità prefrontale si occupa anche di rendere le esperienze trascorse utilizzabili al momento in cui le circostanze impongono nuove forme di pensiero e di comportamento, ad esempio nell’inventiva e nell’inibizione, nella previsione, nella valutazione e nella progettazione. Quando queste funzioni vengono meno, l’orizzonte di autoconsapevolezza e l’autonomia decisionale si riducono. La corteccia prefrontale media anche l’associazione coerente tra comportamento ed emozione, infatti, i pazienti frontali esperiscono il livello emotivo provocato da una situazione, ma falliscono nell’associarvi il comportamento opportuno.

Ipotesi prefrontale.  Gli stati mentali definiti comunemente come stati alterati di coscienza, fra cui l’ipnosi, sono determinati principalmente, ma non solo, da una “disregolazione transitoria” dell’attività della corteccia prefrontale. Questa ipotesi poggia su studi psicologici e neurofisiologici del sogno, della meditazione, dell’ipnosi, di trance naturalistica e di stati indotti da farmaci. La riduzione transitoria dell’attività corticale prefrontale, sembra essere una caratteristica comune a tutti gli stati alterati di coscienza e l’unicità fenomenologica di ogni singolo stato, sembra risiedere nell’autosufficienza differenziale di vari circuiti frontali (Dietrich, 2003). L’alterazione funzionale del corteccia prefrontale, si riverbera sulle strutture sottocorticali, come sistema limbico, giro del cingolo, diencefalo e sulle strutture tronco-encefaliche.

Durante l’ipnosi si assiste ad un’alterazione delle funzioni cerebrali, ovvero, depotenziamento globale dell’attività corticale, alterazioni del circuito talamo-fronto-limbico, che si occupa dei processi attentivi di orientamento, focalizzazione dell’attenzione e abituazione sensoriale, che produce cambiamenti in aree corticali diverse, con emersione funzionale delle strutture gerarchicamente inferiori. Rainville et al., hanno confermato che la corteccia cingolata anteriore, il talamo e le strutture mesencefaliche del tronco encefalo, sono coinvolte nella strutturazione dello stato ipnotico e nello specifico, il rilassamento ipnotico comporta un decremento dell’attivazione corticale, mentre l’assorbimento ipnotico si caratterizza per un aumento del flusso ematico, corrispondente a maggiore sforzo, in zone corticali e sottocorticali deputate al controllo dei meccanismi attentivi.

La trance ipnotica rappresenta uno dei prodotti possibile dell’indebolimento momentaneo e reversibile delle capacità integrative, caratteristico del processo dissociativo. La dissociazione, come pure l’associazione, sono due processi che avvengono al di sotto della coscienza e sono, anche essi, epifenomeni della funzionalità di complessi circuiti sottocorticali.

Nello stato ipnotico coesistono elementi neuropsicolgici, cognitivi, affettivi, emozionali e relazionali, come la creazione di un transfert e controtransfert positivo, di uno stato empatico e di una sincronia interattiva fra terapeuta e soggetto, ovvero, il rapport ipnotico, utilizzabili in forma terapeutica e all’induzione di uno stato di trance più profondo, corrisponde lo spostamento del fuoco dell’attenzione dal piano percettivo a quello emotivo, ovvero dalla realtà esteriore a quella interiore dell’individuo. Il terapeuta, riconoscendo i segnali fisiologici della trance, può utilizzare un linguaggio metaforico e allegorico, per creare delle realtà ipnotiche nelle quali l’individuo, attingendo alle proprie risorse profonde e agli apprendimenti esperienziali, può sviluppare nuove associazioni.