C. Pecori, C. Frittelli, C. Rossi, G. Gambaccini, M.R. Maluccio, R. Galli

Dip.specialità mediche – Area Omogenea  Pat. Cerebro e Cardiovascolari – UOC Neurologia – Presidio Ospedaliaro “F. Lotti”, USL Toscana Nord-Ovest

La Sclerosi Multipla (SM) è la più frequente patologia infiammatoria demielinizzante del sistema nervoso centrale. La causa rimane ad oggi sconosciuta; il background genetico conferisce solo in parte suscettibilità alla malattia, a suggerire il ruolo di fattori di rischio ambientali.

Alcuni, tra cui residenza a latitudini elevate, bassi livelli di vitamina D, infezione da EBV e fumo di sigaretta sono noti da anni in relazione alla malattia, mentre altri, tra cui obesità, abitudini alimentari e composizione della flora batterica intestinale sono stati indicati più di recente.

Dagli studi epidemiologici risulta che la SM ha una più alta prevalenza con l’aumentare della latitudine ed ha maggiore incidenza nei paesi sviluppati. E’ stato ipotizzato che l’alto rischio di malattia osservato in regioni ad alta latitudine come il Nord Europa fosse correlato ai bassi livelli sierici di vitamina D (che studi prospettici hanno messo in relazione con un aumentato rischio di sviluppare la SM) secondari ad una ridotta esposizione solare. Sembra comunque che i livelli di vitamina D e l’esposizione a raggi UVB, elementi dotati entrambi di proprietà immunoregolatorie ed antinfiammatorie, costituiscano fattori indipendenti nel determinare il rischio di malattia.

Tra gli agenti infettivi, per il virus di Epstein Barr è stata dimostrata una significativa associazione con la SM ed il rischio di ammalare è più alto se l’infezione avviene nell’adolescenza o in età più mature piuttosto che in età infantile; inoltre una storia di mononucleosi infettiva, la manifestazione clinica dell’infezione, è riportata conferire un rischio di 2-3 volte. Anche abitudini voluttuarie ed alimentari sembrano influire sul rischio di patologia. E’ stata infatti osservata una associazione positiva significativa con il fumo di sigaretta, che avrebbe un effetto legato sia ad intensità che a durata dell’esposizione, riducendosi una decade circa dopo la cessazione. Inoltre l’abitudine al fumo avrebbe un impatto negativo sulla progressione della disabilità: nei soggetti con esordio recidivante remittente è risultata associata ad un tempo ridotto di passaggio alla fase secondariamente progressiva.

Per quanto riguarda l’alimentazione, la “dieta occidentale” determinerebbe un aumento di produzione di molecole pro-infiammatorie, alterando l’omeostasi immunitaria. L’ introito di grassi e l’eccesso di peso potrebbero avere influenza in quanto è stata riscontrata una correlazione positiva tra il body mass index ed il rischio di sviluppare SM, inoltre il tessuto adiposo produce molecole pro infiammatorie ed in soggetti con molta massa grassa i livelli circolanti di vitamina D sono più bassi; infine, gli acidi grassi della dieta sono in grado di indurre cambiamenti nella flora batterica intestinale. I batteri commensali svolgono svariate funzioni, tra cui digestione dei cibi, competizione con potenziali agenti patogeni e funzioni immunitarie. Particolari abitudini dietetiche, l’utilizzo di medicinali o gli eventi stressanti possono condurre ad una cosiddetta disbiosi, con conseguente alterazione dell’immunità intestinale; è stato infatti dimostrato che un microbioma disbiotico può portare ad un aumento di linfociti T proinfiammatori (Th17). Studi sulla encefalite allergica sperimentale, il modello murino di SM, hanno messo in evidenza una correlazione tra flora batterica intestinale e malattia e sembra che uno stato di disbiosi, con riduzione di specie batteriche importanti nei meccanismi immunoregolatori, possa influenzare anche la SM, sebbene manchino ancora dati certi. Nel complesso, in effetti, capire ruolo e meccanismo d’azione dell’esposizione ambientale nella SM potrebbe fornire informazioni utili alla prevenzione e a coadiuvare gli interventi farmacologici; il campo di ricerca è tuttavia ancora aperto all’identificazione dei meccanismi causali nella patogenesi della malattia e all’ esplorazione dell’efficacia di eventuali strategie preventive mediante studi clinici controllati.