Autore: editor

Politici o medici: chi cura la gente?

    Giuseppe Figlini, Direttore Responsabile I politici facciano i politici, alla salute pensiamo noi. Non è una divisione quella che auspichiamo, ma solo la presa d’atto di percorsi paralleli, dove ciascuno riveste un proprio ruolo. La sanità ha un costo ed è lo Stato – e per esso il Parlamento – che stabilisce quanto si possa spendere, ma sta alle Istituzioni di settore prendere poi  le decisioni in materia di salute pubblica. Il raffronto è forte e calzante.  Ci preoccupa infatti – come medici il cui compito è tutelare la salute dei cittadini – che la politica voglia entrare a...

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La cistectomia radicale
laparoscopica robot-assistita

F. Francesca, G. Pomara U.O. Urologia SSN Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana Maggiore precisione, più accurata dissezione dei peduncoli nerveo-vascolari,  minime cicatrici sull’addome, ridotta perdita di sangue, minore necessità di farmaci antidolorifici e riduzione delle lunghe degenze, ripresa fisica e funzionale più rapida. Questo grazie alla visione tridimensionale del campo operatorio, a suture più precise, roboticamente assistite, con la garanzia di ottenere la stessa radicalità chirurgica di interventi a cielo aperto più traumatici. Questi sono i vantaggi della cistectomia robotica  effettuata in alcuni centri urologici italiani tra cui l’ospedale di Pisa Questo intervento, che viene effettuato a Cisanello dalla fine...

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Chirurgia del piede:
la nuova tecnica mininvasiva percutanea

G. Restuccia – A. Lippi – M. Benifei S.D. Ortopedia e Traumatologia, AOUP Oggi la tendenza della chirurgia oggi è quella di utilizzare tecniche sempre più innovative e minimamente invasive al fine di ridurre le complicanze, ma soprattutto di migliorare e accorciare il processo di recupero postoperatorio. La chirurgia percutanea del piede è una tecnica chirurgica rivoluzionaria che ben si inquadra in questo processo.  Infatti, grazie alla sua scarsa invasività, si sta rapidamente diffondendo nell’ambito della chirurgia del piede, sostituendo sempre di più le tecniche tradizionali così dette “a cielo aperto”. Inventata negli anni ‘90 da Stephen Isham, fondatore dell’Academy of Ambulatory Foot and Ankle surgery, e denominata M.I.S. (Mini Invasive Surgery), la tecnica è stata importata in Europa e sviluppata dallo spagnolo Mariano De Prado. Tale metodica permette la correzione delle  principali patologie dell’avampiede come l’alluce valgo, le dita a martello, le metatarsalgie e le deformità del 5º dito. Alluce valgo grave con il dito a martello Possono essere trattate anche alcune patologie del retropiede  come lo sperone calcaneare, il calcagno di Haglund ed alcuni chirurghi hanno iniziato anche ad eseguire osteotomie del calcagno. Naturalmente la chirurgia percutanea permette anche di trattare contemporaneamente diverse ma associate patologie del piede. Le correzioni ossee e dei tessuti molli avvengono con strumentario dedicato attraverso mini-incisioni. Questo strumentario è molto ridotto e semplice: microlame per le incisioni della cute e le eventuali sezioni...

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Il testamento biologico:
rapporto ospedale-territorio

P. Malacarne Dir. U.O. Anestesia e Rianimazione, P.S., AOUP   La legge 219/2017 che regolamenta il Consenso Informato e  le Disposizioni Anticipate di Trattamento (il cosiddetto testamento biologico) affronta, all’art.5, la pianificazione anticipata e condivisa delle cure (PCC),  inserendola nella relazione tra paziente e medico, in particolare nelle condizioni di “malattia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione verso una prognosi infausta”. La stessa legge  ribadisce all’Art. 2 il diritto per il paziente ad accedere  alle cure palliative. La piena attuazione di questi  strumenti è oggi difficilmente realizzabile stante la attuale situazione organizzativa del nostro S.S.N., ancora ampiamente sbilanciata in senso “ospedale-centrico” rispetto alla sanità territoriale. Due sono i principali problemi da affrontare, uno in fase di pianificazione e l’altro in  fase di realizzazione. 1) la P.C.C. dovrebbe vedere protagonista, insieme al malato,  il medico di medicina generale (M.M.G.), coadiuvato dagli eventuali specialisti ospedalieri che lo hanno in cura.  Il M.M.G. dovrebbe avere tutto il tempo necessario per poter “informare adeguatamente il paziente sull’evolversi della patologia in atto, su quanto il paziente può realisticamente attendersi in termini di qualità di vita, sulle possibilità cliniche di intervenire e sulle cure palliative”; questo tempo di comunicazione tra medico e paziente, che come si afferma all’Art. 1 è “tempo di cura”, non può certamente essere quantificato in poche decine di  minuti spesi in ambulatorio, ed è un tempo nel quale è richiesta...

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