M. Maestri, E. Di Coscio, L. Carnicelli, V. Bartolami,

M. Fabbrini, G. Tognoni, E. Bonanni

Clinica Neurologica AOUP

E’ noto a tutti che l’età rappresenta il fattore fisiologico che influenza di più il sonno. Dormiamo infatti in maniera molto diversa nelle varie età della vita. E’ normale che il bambini fino a 3 anni di vita presenti un sonno cosiddetto polifasico cioè suddiviso in diverse fasi e non concentrato solo nelle ore notturne.

Progressivamente nell’età giovane-adulta si dorme invece prevalentemente di notte, mentre nell’anziano si torna a dormire nuovamente in maniera piú polifasica, cioè a ridurre le ore notturne di sonno ma a presentare più frequentemente sonnellini pomeridiani. Globalmente l’anziano sano dorme nelle 24 ore comunque meno del giovane adulto e presenta un sonno piú frammentato ed instabile, con frequenti risvegli. Va detto d’altro canto che il soggetto anziano sopporta meglio la riduzione delle ore di sonno che non determina marcata sonnolenza o riduzione delle performance. Un’altro fenomeno fisiologico che si verifica con l’invecchiamento è un anticipo dei ritmi, vale a dire che l’orario di addormentamento e quello di risveglio sono anticipati rispetto agli orari delle persone più giovani. Inoltre alcune fasi del sonno, come il sonno REM ed il sonno NREM più profondo si riducono lievemente con l’età.

Queste modificazioni fisiologiche sono accompagnate però spesso dalle modificazioni legate alle altre patologie (o comunque disturbi) ed alla politerapia che l’anziano assume frequentemente ed è quindi difficile distinguere le modificazioni fisiologiche legate all’età da quelle patologuche. Numerose osservazioni evidenziano che numerose patologie somatiche e psichiche si accompagnano nell’anziano a disturbi del sonno che possono modulare in senso peggiorativo le malattie croniche ed alterare la qualità della vita.

E’ difficile dire quanti anziani soffrano di vera e propria insonnia perché questo varia a seconda della definizione che consideriamo, ma almeno 8-10% dei soggetti sopra i 65 anni di età presenta un sonno notturno di cattiva qualità accompagnato da sintomi diurni (scarsa concentrazione, irritabilità, ecc). In questi casi, deve essere ricercato se c’è un motivo scatenante e deve essere ben valutato una modificazione se possibile dello stile di vita. L’attività fisica (anche dolce), l’esposizione alla luce (ambientale o mediante appositi apparecchi) e la riduzione dei sonnellini pomeridiani e del tempo che si passa a letto migliorano il sonno notturno. Altre norme per l’igiene del sonno sono elencate nella tabella. Inoltre alcuni farmaci, prescritti anche per malattie non neuro-psichiatriche, possono determinare insonnia, quindi bisogna rivolgere l’attenzione non solo verso un loro corretto uso, ma anche gli orari di somministrazione e le interazioni tra farmaci. L’insonnia può essere trattata con una terapia farmacologica, considerando sia le alterazioni della qualità della vita che le conseguenze dell’insonnia, con attenzione all’ utilizzo di dosaggi ridotti di ipnotici e per i tempi necessari ed evidentemente preferendo farmaci con scarsa interazione con le altre terapie. Un’alternativa estremamente importante è rappresentata dalla terapia cognitivo-comportamentale.

Nella terza età, anche la frequenza di altri disturbi del sonno quali la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno e la sindrome delle gambe senza riposo, aumentano e inoltre compaiono alcuni problemi specifici di questa età. Una patologia molto particolare è il disturbo comportamentale in sonno REM. I pazienti affetti da questa malattia presentano un disturbo del sonno in cui vivono e agiscono il proprio sonno compiendo movimenti elaborati e talora violenti. Quando vengono risvegliati o al mattino riferiscono un attività mentale tipo sogno compatibile con i movimenti effettuati; l’esempio più classico è quello di doversi difendere da una aggressione e quindi compiere movimenti tipo tirare pugni o calci durante il sonno. Questo quadro molto caratteristico viene spesso confuso con altre patologie oppure non diagnosticato e non trattato e deve essere valutato presso un Centro del Sonno. I pazienti possono essere trattati favorevolmente ma è necessario seguire questi pazienti nel tempo per valutare l’eventuale comparsa di sintomi diurni.

Globalmente i disturbi del sonno appaiono quindi estremamente frequenti nella terza età, ma non sono da ritenere una conseguenza ineluttabile dell’invecchiamento. Sono invece spesso in rapporto alle modificazioni legate ad altre malattie o farmaci o a abitudini di vita errate e possono essere migliorate se non risolte da un approccio terapeutico ottimale, che deve essere individualizzato tra medico e paziente per garantire una migliore qualità di vita ed una diminuzione del disagio soggettivo.

Presso il Centro del Sonno di Pisa numerosi progetti di ricerca coinvolgono il ruolo dei disturbi del sonno nell’anziano e nelle malattie neurodegenerative sia come impatto sulla qualità di vita sia come fattore di aggravamento dei deficit cognitivi e comportamentali di tali patologie e la possibilità influenzando il ritmo sonno-veglia di modificare tali aspetti con le importanti ricadute sociali che si possono immaginare.