M. Ghilli Centro Senologico AOUP

V. Camilleri U.O. Psichiatria II° AOUP

L’importanza sociale del tumore della mammella si basa su un dato: colpisce una donna su nove. Non solo è il tumore più frequente ma è anche il più frequente in ogni classe di età; già nella terza/quarta decade si misura in decine di casi per 100.000 donne/anno, nelle 40enni raggiunge 100-200 casi/100.000.

La giovane donna (entro 40 anni) è assorbita dai pensieri relativi alla carriera, maternità, oltre che alla sessualità ed alla femminilità che ovviamente proseguono nelle età successive.

E’ molto complesso comunicare ad una giovane, che a tutt’altro sta pensando che alla possibilità di essersi ammalata di una grave patologia oncologica, di avere un cancro alla mammella. E’ difficile parlarle di un piano di cura integrato che quasi sempre prevede la chemioterapia e che, non di rado, necessita della mastectomia. E’ difficile infine dirle che le necessarie cure potrebbero rendere molto difficoltosa e soprattutto dilazionata nel tempo la possibilità di procreare.

Il percorso senologico è uno dei modelli più studiati di integrazione multidisciplinare, che trova nelle breast unit la più alta concretizzazione: nel Centro Senologico di Pisa, diretto dalla dott.ssa Manuela Roncella, (nel quale nel 2012 sono stati eseguiti 1050 interventi), è stato elaborato per le giovani pazienti un percorso ad hoc che si avvale della professionalità di numerosi gruppi.

Parte dalla diagnosi che è affidata al gruppo di radiologhe dedicate. Trattandosi  di mammelle spesso dense e complesse, alle metodiche tradizionali disponibili si aggiunge la risonanza magnetica , che a Pisa vede storicamente una delle più alte competenze in Italia. Per avere una diagnosi completa fondamentale è il lavoro di patologo e biologo molecolare che devono fornire in tempi brevissimi la tipizzazione della malattia e soprattutto l’aggressività intrinseca con il pattern recettoriale estro-progestinico, lo stato Her 2 e l’indice proliferativo.

Un ruolo centrale di coordinamento delle diverse figure coinvolte (mediche e infermieristiche, quest’ultime di particolare rilievo come ruolo di tutoraggio) è rivestito dal chirurgo senologo che, di norma, è uno dei primi a entrare in contatto con la paziente e a fornirle informazioni via via più complete: programma l’iter diagnostico e contemporaneamente gli accertamenti per escludere metastasi a distanza (anche avvalendosi della collaborazione della Medicina Nucleare). Spetta inoltre al chirurgo avviare un fattivo dialogo con il team multidisciplinare che avrà in cura la paziente, il cosiddetto Gruppo Oncologico Multidisciplinare, rappresentato in primis dall’oncologo che si farà carico del programma di cure mediche e dal radioterapista. Non appena a disposizione i suddetti elementi, il GOM discute il miglior trattamento (se chirurgico, si esamina l’aspetto ricostruttivo con il chirurgo plastico) e si confronta anche con la paziente, con i suoi timori, con le sue aspettative e con il suo vissuto.

In questa fase si verifica se sussistano le condizioni per avviare la paziente ad una valutazione del counceling genetico coordinato dal genetista, con un clinico e con la psico-oncologa, che da anni è operativo a Pisa.

Per le giovani pazienti inoltre è prevista la possibilità di intraprendere un percorso di preservazione della fertilità, incentrata soprattutto su prelievo e crio-conservazione di oociti. Tale iter è discusso con il team di ginecologi del Centro Procreazione Assistita. Si tratta di un ambito in rapido divenire, che pone la paziente e il partner nella condizione di poter un giorno ripensare ad una gravidanza. E’ un percorso complesso, non sempre attuabile, ma fortemente stimolante per una giovane donna, spesso nullipara, che si trovi improvvisamente catapultata dalla salute alla malattia oncologica.

L’impatto psicologico del tumore è  forte in tutte le persone, di tutte le età, di ogni genere, di ogni appartenenza sociale. Nella giovane diventa davvero importante e rischia di essere tale da inficiare la riuscita delle cure e la volontà di adesione. Abbiamo perciò lavorato con la U.O. Psichiatria II diretta dal prof.  Mauro Mauri, per creare un rapporto di stretta collaborazione basata sull’attivazione di un ambulatorio psichiatrico-psicoterapeutico, diretto a tutte le pazienti che dimostrino di averne necessità e/o che ne facciano richiesta.

I trattamenti odierni per il carcinoma mammario sono molto meno demolitivi di 50 anni fa, ma sono assai più complessi e soprattutto possono estendersi per lungo tempo. Se da un lato tutto ciò ha portato, grazie alle tecniche di onco-plastica, alla riduzione dell’impatto emotivo e psicologico della chirurgia sull’immagine corporea, dall’altro ha determinato un maggior coinvolgimento attivo della donna nel decision-making terapeutico. Si richiede oggi più che mai la presenza di pazienti adeguatamente informate e supportate in tutte le fasi del percorso; un atteggiamento collaborativo ed attivo può risultare decisivo in termini di sopravvivenza. In generale non si trovano gravi forme di depressione, tuttavia molte sperimentano elevati livelli di stress, sentimenti di paura legati al timore di recidive, talvolta effetti psichici per la tossicità delle terapie, ma soprattutto cambiamenti nella percezione della propria immagine attinenti a femminilità e sessualità.

Per queste donne, anche grazie al supporto del volontariato ed alla generosità di molte famiglie già toccate dalla stessa problematica, vogliamo dare il massimo contributo sul piano clinico e di ricerca, anche finanziando borse di studio per giovani medici.