M. Mancino, M. Panichi, F. Pasqualetti, A. Sainato, M. Coppola, C. Greco UO Radioterapia AOUP

B. Boccardi LILT Pisa

G. Pomara, F. Francesca UO Urologia 2 AOUP

 

Anche quest’anno con il mese di marzo si apre un importante appuntamento di informazione e prevenzione della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) in collaborazione con l’AOUP e il Comune di Pisa.

La sede Provinciale della LILT di Pisa sotto la presidenza della dott. Maricia Mancino, ha scelto anche quest’anno di dedicare la “Campagna Nazionale di Prevenzione” che si svolge nel mese di marzo alla diagnosi precoce del tumore della prostata, ”Nastro Azzurro”.

È il tumore più frequente nel maschio con una incidenza di 40,5 casi ogni 100.000 abitanti. Di contro è il terzo tumore per tasso di mortalità. La discrepanza si spiega con la prolungata sopravvivenza dei pazienti colpiti dalla malattia dovuta alla presenza di alcuni tumori poco aggressivi e contemporaneamente dalla efficacia delle terapie disponibili. Ne consegue che il carcinoma prostatico ha una elevata prevalenza tra tutti i tumori e questo a sua volta comporta elevati costi sanitari per il suo trattamento.

Uno studio scientifico pubblicato nel 2009 sul prestigioso “New England Journal of Medicine” ha decretato che lo screening di massa riduce la mortalità per cancro prostatico del 20%. Per quanto non vi siano dubbi sulla sua utilità, un gran numero di soggetti vengono, di fatto, trattati senza necessità, talvolta con effetti collaterali non banali legati al trattamento subito. Il rapporto tra una vita salvata e una vita qualitativamente peggiorata si attesterebbe attualmente intorno ad 1 a 10 dopo con un intervallo di osservazione di oltre 10 anni. La diagnosi precoce si base sul dosaggio del PSA, sulla Esplorazione Rettale e soprattutto sul mappaggio bioptico della prostata. Esami strumentali come l’ecografia transrettale piuttosto che la TC della pelvi sono  considerati inutili. La diagnosi ma anche la stadiazione clinica possono e dovrebbero essere fatte solo con un buon mappaggio prostatico a cui dovrebbe far seguito una scintigrafia ossea per escludere la malattia metastatica solo nei soggetti con un PSA pre-biopsia  superiore a 20 ng/ml o nei soggetti con tumore altamente aggressivo (Gleason score 8/10) che non esprime il PSA. La scelta del trattamento della malattia organo-confinata deve basarsi su un delicato bilancio tra vari elementi che comprendono le caratteristiche cliniche della malattia, l’età biologica del paziente ed il suo profilo psicologico.

Tra le strategie terapeutiche viene da qualche anno annoverata la Sorveglianza Attiva (S.A) che consiste nel procrastinare il trattamento (chirurgico o radioterapico) al momento di una progressione di malattia. E’ pertanto adottabile nei tumori  a bassissimo rischio di progressione (PSA< 10; Gleason 3+3, non più di due frustoli bioptici positivi, ciascuno con non più del 50% di tumore). In questo modo è possibile risparmiare gli effetti collaterali dei trattamenti aggressivi in circa il 30 % dei soggetti. Si tratta di un approccio ancora oggetto di validazione che deve essere pienamente condiviso dal paziente. Tra le novità chirurgiche la prostatectomia laparoscopica robot-assistita ha mostrato vantaggi nei confronti della chirurgia a cielo aperto nel risparmio della funzione erettile, in un precoce recupero della continenza, in un minor sanguinamento intraoperatorio e in una più breve degenza ospedaliera. Richiede per altro una selezione accurata dei candidati per ottenere  i migliori risultati. Per quanto concerne la radioterapia, in anni recenti si è avuto l’avvento di tecnologie sempre più sofisticate quale la radioterapia guidata dalle immagini (IGRT).  In ultima analisi, l’obbiettivo di queste tecniche è la riduzione dell’esposizione di tessuti sani alle dosi necessarie per eradicare la malattia. La crescente esperienza con l’impiego di queste tecniche sta permettendo la diffusione di trattamenti “ipofrazionati”. Numerosi studi scientifici hanno documentato che per eradicare il carcinoma prostatico con radioterapia esterna con frazionamento convenzionale è necessario erogare dosi elevate, con trattamenti che comportano fino a 40 sessioni. Le tecniche di ipofrazionamento consentono il raggiungimento di dosi biologicamente equivalenti con una significativa riduzione del numero di sessioni. Approcci radioterapici con ipofrazionamento moderato (per esempio 28 sessioni) sono stati confermati equivalenti in termini di efficacia e rischio di effetti collaterali rispetto al frazionamento convenzionale, e stanno divenendo, di fatto, uno standard diffusamente adottato, con beneficio per il paziente e riduzione dei costi della spesa sanitaria. Esiste molto interesse scientifico nella valutazione di programmi di ipofrazionamento estremo il cui numero di sessioni può essere ridotto a 5 o meno. Si tratta, ovviamente, di approcci che richiedono strumenti di estrema precisione, e tali programmi terapeutici sono oggetto di validazione clinica nell’ambito di studi  controllati. L’U.O. di radioterapia dell’AOUP si sta adoperando per l’attivazione di uno studio clinico controllato che confronti l’efficacia di uno schema di ipofraziomento moderato in 20 sessioni versus  uno schema ad ipofrazionamento spinto che prevede 5 sole frazioni. Lo scopo dello studio è quello di valutare l’efficacia, l’incidenza di effetti collaterali, la qualità di vita del paziente ed i costi associati alle due opzioni. Grazie a questa Campagna nel mese di marzo sarà possibile accedere a visite cliniche specialistiche, con il coinvolgimento di medici, e volontari, presso l’ambulatorio di Pisa. Saranno a disposizione medici specialisti dell’U.O del Urologia Ospedaliera diretta dal dott. Francesco Francesca, e della U.O di Radioterapia diretta dal prof. C. Greco.