P. Pracella Consigliere del Consiglio di Amministrazione ENPAM

 

La riforma annunciata, con entusiasmo, dall’ENPAM, che comporterà importanti modifiche del regime previdenziale dei Liberi Professionisti, basterà a raggiungere l’obiettivo dell’equilibrio prescritto?

In primis ci tengo a sottolineare che a tutti i livelli decisionali le misure adottate con grande senso di responsabilità, in riferimento alla riforma della previdenza, sono state vissute con amarezza e un senso di fastidio per l’obbligo di equilibrio imposto dal decreto “Salva Italia” del dicembre 2011. Di certo non abbiamo usato toni trionfalistici, ma abbiamo soltanto espresso la consapevolezza di aver portato a termine un lavoro difficile e necessario a preservare l’autonomia dell’ENPAM, che – voglio ricordarlo – a parità di contributi riesce a pagare pensioni più alte rispetto all’INPS. Le prescrizioni sull’equilibrio a 50 anni delle nostre gestioni (mentre quelle dell’INPS non garantiscono una sostenibilità neanche a 50 giorni!) hanno il sapore di un pretestuoso stress-test e non di una corretta scansione della sostenibilità della politica previdenziale del nostro Ente. Ritengo che quanto fatto sia sufficiente e che in futuro, grazie ai monitoraggi triennali previsti dalla legge (e che si basano su rigorosi bilanci tecnici attuariali), avremo la possibilità di rivisitare la riforma per renderla meno gravosa per i Colleghi contribuenti.

Perché si è adottato il metodo contributivo per la Quota A del Fondo generale e per il Fondo degli Specialisti Convenzionati esterni  e non per tutti i Fondi?

Il metodo contributivo puro si è reso necessario per la Quota A del Fondo generale perché questa gestione mostra un considerevole squilibrio nel medio e lungo periodo, anche a causa di numerosi istituti come l’assistenza, la maternità, l’indennità di premorienza, di invalidità e altri ancora. Senza un consistente incremento dell’aliquota contributiva, difficilmente applicabile, questo squilibrio non sarebbe stato arginato.

Il Fondo degli Specialisti Convenzionati esterni, invece, ha visto negli anni ridursi, pesantemente, le entrate contributive a causa del passaggio del rapporto convenzionale alle società di capitale, con le quali è in corso un contenzioso per il recupero delle somme previste (2% del fatturato). Peraltro nell’ultimo anno gli ispettori dell’Enpam hanno fatto un’intensa attività di recupero e il Fondo degli Specialisti esterni potrebbe presto tornare in pareggio grazie ai proventi della lotta all’evasione condotta nei confronti delle società.

Per gli altri Fondi, le modifiche sull’ammontare dei contributi e sui coefficienti di rendimento hanno permesso di mantenere l’attuale sistema misto contributivo-reddituale o, come meglio definito dal Presidente Alberto Oliveti, contributivo indiretto a valorizzazione immediata. Questo metodo di calcolo, sostenuto da rigorosi calcoli attuariali, tiene conto dei contributi versati in tutta la vita lavorativa e assegna ad essi un valore già al momento del versamento. In questo modo l’importo della pensione è prevedibile e non incerto come accade con il contributivo INPS (dove bisogna aspettare il momento del pensionamento per conoscere il coefficiente di trasformazione!).

Perché non si vuole introdurre il contributo integrativo sulle parcelle dei Medici e degli Odontoiatri Liberi Professionisti?

Il contributo integrativo, negli Enti che ce l’hanno, viene usato di solito per pagare le spese generali di amministrazione e non viene accreditato nella posizione contributiva dell’iscritto. Se per legge verrà garantito l’accredito del contributo integrativo sul conto previdenziale del professionista che ha emesso la fattura, allora io sono favorevole. Altrimenti il rischio è che vada a costituire una riserva patrimoniale utilizzabile per ogni necessità di tutti i Fondi e dell’Ente in generale. Non dimentichiamoci che l’ENPAM è un ente previdenziale in cui versano contributi Medici e Odontoiatri accreditati con il SSN nonché Medici e Odontoiatri Liberi Professionisti con forme di contribuzione e struttura dei Fondi profondamente diverse.

L’aumento a 68 anni dell’età pensionabile non è eccessivo?

L’elevazione dell’età minima per il pensionamento ordinario è la conseguenza negativa dell’allungamento dell’aspettativa di vita. Noi liberi professionisti però abbiamo ottenuto l’introduzione della pensione anticipata. In pratica, come accade negli altri fondi, anche noi potremo andare in pensione già a 59 anni (che saliranno gradualmente fino a 62 anni, nel 2018). Occorrerà aspettare l’approvazione ministeriale perché queste riforme entrino in vigore.

La dipingete come una riforma perfetta: non starete esagerando?

Non è una riforma perfetta. Ma era l’unica possibile. Certo, chi magari avrebbe preferito passare al sistema INPS è rimasto deluso. Ma sarebbe meglio finire come i liberi professionisti senza cassa (che pagano già oggi il 26,72%) o come i dipendenti (che versano il 33%) e ritrovarsi una pensione legata alle incertezze del PIL (che può essere anche negativo) e dei coefficienti di trasformazione, che l’ISTAT può cambiare in ogni momento? Noi abbiamo fatto una riforma che dà diverse certezze (ancoraggio all’inflazione, che è sempre in crescita), valore certo dei contributi già al momento del loro incasso, aumento graduale della contribuzione. Il risultato è un sistema previdenziale autonomo e sostenibile a 50 anni.