I. Pergentini – M. Corsi – M. Muti – G.U. Corsini Dipartimento di Neuroscienze, Sezione di Farmacologia – Univ. di Pisa

La recente confessione pubblica del cantante Morgan ha riaperto un annoso problema sull’uso stupefacente e/o antidepressivo della cocaina, che oggi rappresenta la sostanza d’abuso più “appetita” nel mondo occidentale.

“Io non uso la cocaina per lo sballo ma come antidepressivo” ha proclamato il cantante davanti ad un pubblico stupito che immediatamente ha gridato allo scandalo.

La prima ad indignarsi è stata Giorgia Meloni, il Ministro della Gioventù che ha definito deliranti tali affermazioni, seguita a breve da Carlo Giovanardi che, indignato, ne ha sottolineato la pericolosità per i giovani. Le televisioni e i giornali sia di destra che di sinistra si sono variamente espresse su questa vicenda invitando “cani e porci”… e qualche asino, a sproloquiare sull’argomento in una sarabanda di pregiudizi, falsi moralismi e assurdi stereotipi.

Di fatto la cocaina fa parte di una classe di sostanze ben studiate negli effetti e nei meccanismi chiamata “psicostimolanti”, della quale fanno parte anche le anfetamine. Gli effetti sull’uomo, sano o depresso, sono ben conosciuti, fin dall’epoca di Sigmund Freud che per primo ne ha sottolineato un possibile uso terapeutico nel suo famoso saggio “Uber Coca”.

Questa sostanza, oltre a conferire euforia e benessere psichico, tipico delle sostanze d’abuso, riduce il senso della fatica e del disagio favorendo un’ideazione ricca e creativa con sentimenti di potenza e sopravalutazione. In altre parole la cocaina, oltre alle sue proprietà stupefacenti, è stata usata con successo, nei primi anni del secolo scorso, nel trattamento della “melanconia”, della “psicastenia”, dell”esaurimento nervoso” e dell”ipocondria”. Pertanto, come oggi sappiamo, le proprietà antidepressive della cocaina sono ben note ed evidenti.

Tuttavia…. di quale depressione stiamo parlando? Di quale depressione soffre Morgan e tutti coloro che traggono beneficio dall’uso di questa sostanza?

E’ noto che gli “psicostimolanti” non migliorano la “depressione maggiore”, quella grave ed episodica; cioè quella dove queste sostanze rischiano di fare seri danni: attivando psicomotoriamente il soggetto depresso, gli psicostimolanti possono indurre il paziente al suicidio. Invece la depressione che potrebbe trarne beneficio è una forma lieve, cronica, chiamata più propriamente “distimia”. Di fatto la distimia non è altro che la vecchia forma psico e neuroastenica con somatizzazioni e ideazione ipocondriaca. Pertanto solo in questa forma, peraltro diffusissima, la cocaina ha una qualche valenza terapeutica.

Diciamo “qualche” proprio perché le modalità di consumo che oggi sono più di moda sono tutt’altro che conformi ad un uso terapeutico: i consumatori di cocaina oggi ricercano il piacere intenso mediante l’assunzione della cocaina per via intranasale, endovenosa o con il fumo. Inoltre è noto che esistono in commercio dei farmaci che curano efficacemente la “distimia” senza avere i tremendi effetti collaterali che la cocaina può provocare.

Il cantante Morgan quindi non ha tutti i torti a proferirne l’uso nella sua particolare depressione, ma sarebbe molto meglio per lui, per curare i suoi mali, recarsi in “farmacia”  piuttosto che dallo spacciatore.